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IL SEGRETO DELLA CARITÀ: METTERE ATTENZIONE AGLI ALTRI!
venerdì 20 gennaio 2012
DELICATEZZA VERSO IL PROSSIMO!ATTENZIONI SQUISITE = SEGNO DI NOBILTA’ D’ANIMO.
Da una conferenza di Don Carlo De Ambrogio
Una semplice osservazione: certe volte, ad una riunione, una persona lasciata in disparte si sente come estranea alla conversazione e ne soffre. Basta che una qualsiasi persona le rivolga la parola perché l’altra si senta di nuovo al centro dell’ attenzione perché c’è stato chi si è interessato di lei!
Il segreto della carità: mettere attenzione agli altri!
Il saluto di bocca: buongiorno, buona sera, è cosa da poco, eppure come avvicina le anime!!!...Specialmente in certi momenti, in certe circostanze in cui ci si sente più soli per qualche dolore che ci ha colpito, quanto bene fa una parola di interessamento! Come soleva il saluto affettuoso, l’interessamento fraterno di una persona che ci voglia bene, che sia capace di capirci, di partecipare alla nostra pena!!!...
Racconta un vecchio operaio: tutti i giorni che passava per la strada per recarsi al lavoro, vedeva alla finestra una giovane che stava facendo pulizia nell’ambiente. Quella giovane aveva sempre per lui un saluto, un sorriso; niente di più...Ma quanto bene faceva al cuore di quel povero operaio quella parola, quel sorriso! Era come un raggio di sole! Quando poco dopo quella giovane morì, quell’operaio ne sentì molto dolore; diceva che provava un senso di nostalgia, di rimpianto...Per lui l’impressione che aveva provato era ormai indimenticabile!
Un altro punto da osservare nell’attenzione è il saluto; il saluto cordiale, affettuoso, dato col cuore, col sorriso amabile. Quanto bene fà!...
In un saggio ginnico di 200 bambine, si notò una cosa particolare; tutte le bambine che sfilavano davanti alla tribuna, sorridevano al Vescovo e il Vescovo sorrideva a loro; pareva ci fosse un intesa fra loro e questo colpì l’attenzione di tutta la folla! Era questa una squadra delle tante che parteciparono a quel saggio! ...Solo questa si era distinta! Aveva una caratteristica tutta particolare!...
Il saluto, il sorriso, il nome.
Disse Corneigh che il nome, in tutto il vocabolario, è la parola più bella che possa avere una persona!...Il soprannome invece come umilia e come si scende in basso a mettere certi soprannomi!... È una contraffazione del nome!... È un prendere in giro le persone... Chi ha un animo nobile non mette mai soprannomi!...Il nome avvicina le anime!
Salutare sempre dicendo il nome della persona a cui si rivolge il saluto!... Le si apre il cuore!...
In certi negozi in America, prima di assumere una commessa, fanno fare una prova al telefono: vogliono una voce che sorrida!...
Anche nei momenti più irrequieti, un sorriso è segno di amore verso gli altri! È manifestazione di un animo gentile, delicato, altruista che sa pensare agli altri prima che a sé!...
Una leggenda Norvegese racconta di un vecchio pescatore, il quale lavorò sodo nel nord per costruire una bella barca con il legno dei pini che crescono in zone dove vivono le renne. Costruì una barca splendida, con la vela e disse alla sua figliuola Etta: “Abbiamo bisogno di una rete perchè usciremo spesso per la pesca. Mi raccomando a te. Costruiscila nel miglior modo possibile!... Etta promise, ma durante il lavoro seguiva più il volo dei suoi pensieri che il lavoro e pensava fra sé: “Che vale stringere forte le maglie della rete; mi tagliano le mani”... e consegnò la rete con le maglie allentate.
Il padre non la controllò, sicuro che la figlia l’avesse preparata con cuore come le aveva raccomandato. Uscì col suo figliolo per la pesca. Ad un tratto il padre disse: “Alza la lanterna in modo che tua sorella possa vederla”. Ad un certo momento il giovanotto disse: “Papà, ci sono tanti pesci!...Guarda come luccicano!”...e, mentre si sporse per osservarli, cadde in mare! Il padre sorrise, “Non aver paura” disse, e quindi tirò la rete, ma una scena pietosa si presentò ai suoi occhi, la rete era tutta sfilacciata...Un colpo al cuore...Cadde la speranza di salvare il figlio! Annegò!...
Qundo ritornò a casa, rivolgendosi a Etta, Disse: “Che hai fatto di tuo fratello?...” E le racconto come a causa della rete tessuta male, suo fratello morì annegato. Etta singhiozzò, ma troppo tardi!
Bisogna compiere esattamente tutti i nostri doveri; avere per il prossimo la stessa attenzione che si mette nella preghiera verso Dio! Bisognerebbe sempre mettere un pò di sacrificio nelle nostre azioni, anche nelle minime, poichè i lavori eseguiti con perfezione richiedono sempre rinuncia, attenzione, spesso anche eroismo!
C’è un libro commovente di un invalido. Il testo suona così “Il mio piede sinistro”. Racconta la storia: Sono nato a Rotunda, il 5 maggio 1932, dopo pochi mesi di vita mia madre s’accorse che avevo la testa che cascava indietro, si accorse che le mie mani si contraevano, e si accorse ancora che io non potevo mai stare seduto se non c’era un cuscino che mi sorreggesse. I dottori, avendo riscontrato la paralisi celebrare, dissero che non c’era niente da fare! Ero un minorato e avrei dovuto essere così per tutta la vita!!!
Tutti ormai avevano perduto ogni speranza, ma la mia mamma, no!...Diceva: “Voglio che il mio ultimo bambino sia allevato come tutti gli altri! Avevo cinque fratelli.
Ancora come un neonato (a cinque anni ero come un neonato) mi ricordo che una sera la mamma aveva in mano un libro e mi mostrava le figure; mi diceva: “Ti piace?” - “Di', ti piacciono i fiori? Cris dimmi di sì...fammi un segno col capo! Su via da bravo, rispondi alla tua mamma!”. Io capivo ma non potevo fare il minimo movimento... Certe volte la mascella si contraeva; eppure la mamma insisteva e continuava: “Rispondi, su fa' un cenno!”. Ad un certo momento presi un suo ricciolone nero, lo afferai; ella dolcemente mi staccò le manine e pianse...Eppure una sera successe quello che la mamma aveva sperato! Era una sera di dicembre, fuori nevicava; nella stanza tutti i miei erano riuniti e vedevo che due miei fratelli stavano facendo sulla lavagna nera i compiti. Io rimasi affascinato da quel gessetto e con il gesso tra l’alluce e l’indice del piede cominciai a scarabocchiare...La mamma che entrava in quel momento nella stanza si fermò do botto, poi disse: “Coraggio”, prese un altro gessetto e mi tracciò sulla lavagnetta la lettera “A” e disse ancora: Fa’ il bravo Cris, prova, prova...”.
Tesi il piede con tutta la forza del mio povero corpo e ci riuscii. Fu allora che vidi la mamma piangere. Il babbo commosso mi sollevò ed io rimasi stupito.
Da allora incominciai ad imparare a scrivere, grazie alla pazienza della mia mamma! Da allora in poi scrisse tutte le sue memorie col piede sinistro!
L’attenzione delicata di questa mamma ci affascina, eppure la medesima attenzione dovremmo averla con tutte le persone che incontriamo sul nostro cammino. Tutte aspettano da noi una buona parola, un aiuto fraterno che non è sempre fatto di denaro, ma spesso di un compatimento fraterno, di un sorriso, di un conforto che possiamo donare al prossimo!
Messalino GAM
giovedì 23 febbraio 2012
"CONVERTITEVI, DICE IL SIGNORE, PERCHÉ IL REGNO DEI CIELI È VICINO" (Mt 4,17)

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