IO STO ALLA PORTA E BUSSO

IO STO ALLA PORTA E BUSSO

RITIRO DI AVVENTO-NATALE 2025

Seconda Meditazione:

La verità radicale che emerge dalla Kénosis è l’immanenza: Dio si trova «al-di-dentro di noi». Zundel capovolge la prospettiva religiosa tradizionale, che cercava Dio nel “cielo stellato”, per affermare che «Il solo santuario di Dio è l’uomo. Questo è il rovescio del Vangelo». L’interiorità umana è definita come l’unica sede legittima della presenza divina.

L’immagine più potente di questa umiltà è quella di un Dio che si pone «inginocchiato davanti all’uomo, inginocchiato davanti alla Creazione». Questa postura di servizio supera ogni concetto di autorità mondana e sottolinea che l’onnipotenza divina non è la capacità di fare tutto, ma il potere morale di rinunciare a imporre la propria volontà per amore. La fragilità del Dio incarnato è, di fatto, la garanzia della libertà umana, perché, avendo scelto la vulnerabilità, Egli «non può forzare la porta» e «rispetta tutti i no che possiamo opporgli».

Nel nome del Padre …

INVOCA LO SPIRITO SANTO

Vieni, Santo Spirito
manda a noi dal cielo
un raggio della tua luce
Vieni, padre dei poveri,
vieni, datore dei doni,
vieni, luce dei cuori.

Apocalisse 3, 14-22

All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi:
«Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio.
Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo. Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti. Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese».

Questa meditazione ci guida nella Lettera alla Chiesa di Laodicèa, spesso definita la più dura e al contempo la più affettuosa di tutte le lettere dell’Apocalisse. Essa ci costringe a fare i conti con la tiepidezza, l’auto-adorazione, e l’infinita pazienza di Cristo che attende il nostro libero per fare di noi il Suo santuario.

MEDITAZIONE I: La tragedia della Tiepidezza e dell’auto-illusione

All’angelo della Chiesa che è a Laodicèa scrivi:
«Così parla l’Amen, il Testimone degno di fede e veritiero, il Principio della creazione di Dio.
Conosco le tue opere: tu non sei né freddo né caldo. Magari tu fossi freddo o caldo! Ma poiché sei tiepido, non sei cioè né freddo né caldo, sto per vomitarti dalla mia bocca. Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo.

Gesù, che parla come l’Amen, la certezza, il Testimone fedele e veritiero, il Principio della creazione di Dio, rivela la Sua conoscenza della nostra condotta. Egli preferisce chi è freddo (totalmente immerso nel peccato) o caldo (incandescente d’amore). La tiepidezza è peggiore, è una condizione schifosa che provoca il rigetto, poiché non può essere digerita. La tiepidezza spegne i centri nervosi e i riflessi dell’amore per Dio e per il prossimo. Il segno più chiaro di essa è infatti la mancanza di amore fraterno, l’offendere sistematicamente gli altri o il pensare male di loro.

Spunti di riflessione

  1. L’Idolatria dell’io: Riconosci che la radice della tiepidezza è l’autoesaltazione e la stoltezza. Quando ci raffiguriamo così nei nostri pensieri – dicendo “sono ricco, mi sono arricchito, non manco di nulla” – non facciamo che adorare noi stessi (narcisismo), un percorso che porta all’isolamento e al suicidio spirituale.
  2. La Realtà della nudità: Gesù smaschera l’illusione: in realtà siamo un infelice (tapino), un miserabile, un povero, cieco e nudo. Siamo nudi perché il peccato toglie la veste della grazia. Senza Gesù che opera nel nostro cuore, regnano le tenebre. Accetta con umiltà questa “fotografia”.
  3. L’Assenza d’Amore nel silenzio del Tabernacolo: Interrogati sulla tua relazione con l’Eucaristia e la Parola. La tiepidezza si manifesta quando il Tabernacolo è solo e non c’è desiderio di visitarlo, e quando la Parola di Dio non interessa, preferendo altri libri o cose.

Guarda Maria

Maria, che nel Magnificat si proclama “serva” e non “ricca” o “autosufficiente”, ci mostra l’antidoto radicale all’autoesaltazione. Lei, che ha fatto tesoro della Parola, ci insegna ad accogliere Dio in tutta la nostra povertà, rivestendoci della grazia.

* 3 Ave Maria

Preghiera

Signore Gesù, Verità Incrollabile, Ti confessiamo la nostra tiepidezza e il nostro orgoglio luciferino. Ti preghiamo di lacerare il velo delle nostre auto-illusioni, affinché non viviamo più nei pensieri di auto-adorazione. Facci riconoscere la nostra nudità e la nostra miseria, per poter finalmente desiderare le Tue vere ricchezze.

MEDITAZIONE II: Il Consiglio divino e la Carità purificata

Ti consiglio di comperare da me oro purificato dal fuoco per diventare ricco, e abiti bianchi per vestirti e perché non appaia la tua vergognosa nudità, e collirio per ungerti gli occhi e recuperare la vista. Io, tutti quelli che amo, li rimprovero e li educo. Sii dunque zelante e convèrtiti.

Nonostante la dura diagnosi, la lettera è tenerissima. Gesù, che castiga perché ama, offre tre consigli fondamentali che corrispondono alle virtù teologali, le virtù che ci portano a Lui.

Spunti di riflessione

  1. La Carità come Oro Purificato: L’oro che dobbiamo “comprare” da Cristo è la carità, purificata dal fuoco dello Spirito Santo e della prova. Non basta amare platonicamente; l’amore deve essere messo in atto, dimostrato con un piccolo servizio, un’attenzione, un sorriso, che è l’inizio di un atto d’amore.
  2. Speranza e Grazia: Gli abiti bianchi, necessari per rivestire la vergognosa nudità del peccato, rappresentano la speranza (guardare il futuro/cielo) e la purezza della Grazia. La speranza ci invita a fare tesori in cielo.
  3. Fede, il Collirio del Cuore: Il collirio per ungere gli occhi e recuperare la vista è la fede, definita come gli occhi del cuore. Solo vedendo con gli occhi di Dio vediamo bene. Il castigo, come correzione amorosa, è un segno di misericordia e un’espressione d’amore di Dio per risvegliarci.

Guarda Maria

Maria, Madre della Grazia e della Speranza, ci sprona allo slancio richiesto da Gesù: “Suvvia un po’ di slancio e péntiti”. Ella è l’esempio di colei che, piena di grazia (vestita di bianco purissimo), ci aiuta a recuperare la vista del cuore per accogliere la Parola.

* 3 Ave Maria

Preghiera

Signore Gesù, nostro Guaritore, Ti ringraziamo perché ci riprendi e ci correggi per amore. Ti chiediamo l’oro della carità efficace, un amore che non sia indifferenza glaciale, ma che si dimostri in atti concreti. Dona al nostro cuore il collirio della fede, affinché possiamo vedere la Tua luce in ogni avvenimento della vita.

MEDITAZIONE III: Il Dio che bussa e l’Intimità della cena

Ecco: sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me. Il vincitore lo farò sedere con me, sul mio trono, come anche io ho vinto e siedo con il Padre mio sul suo trono. Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese».

Dopo il rimprovero, il Signore diventa tenerissimo e fa promesse incantevoli. Gesù non è uno spedizioniere di passaggio, ma uno che “sta alla porta” e “staziona”. Egli è qui come un mendicante d’amore, inginocchiato davanti all’uomo, aspettando. Questo bussare non è una forzatura, ma il rispetto assoluto della nostra libertà.

Spunti di riflessione

  1. L’umiltà del bussare: Medita sull’immagine del Dio onnipotente che attende la tua risposta libera e volontaria. Gesù sta alla porta staziona, non è uno che bussa e va via subito. Egli non può forzare la porta, che si apre solo dall’interno.
  2. Il bussare negli eventi: Il Signore ci parla e bussa attraverso la Sua Parola, il Vangelo, ma anche attraverso gli avvenimenti della vita e gli scalpellamenti della malattia o la fuga del tempo. Riconosci che Lui vuole entrare per operare e aprire gli occhi del tuo cuore, affinché tu possa gustare la vera vita e la gioia.
  3. La massima intimità: La promessa è la “cena Eucaristica”, il banchetto, che per la tradizione ebraica è la massima intimità di vita. “Cenare” (o “mangiare”) con Lui significa amare a fondo, una comunione totale in cui Gesù ci vuole assimilare per divinizzarci.

Guarda Maria

Maria è il modello perfetto di chi “ascolta la voce” e “apre la porta”. Lei rappresenta il grembo del silenzio, la perfetta incarnazione del Santuario interiore. Viene definita l’Arca della Nuova Alleanza, colei che ha portato Dio dentro di sé. La sua spiritualità non è rumorosa o spettacolare, ma si esprime nel “serbare tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Luca 2, 19). Maria ci insegna ad ascoltare lo Spirito Santo che ci parla nelle nostre comunità.

* 3 Ave Maria

Preghiera

Signore Gesù, Tu che sei Amore e Libertà, grazie perché non sei di passaggio e stazioni alla porta del mio cuore. Ti chiedo la grazia di ascoltare la Tua voce, che si manifesta nel sussurro della brezza leggera, e di darti il mio totale. Entra nella mia vita, fai cena con me, affinché io possa gustare la potenza del Tuo perdono e vivere in quella massima comunione che mi porta a sedere con Te sul Tuo trono.

Domande per la Preghiera Personale

  • Tratto il mio spazio interiore come un Santuario, o lo riempio di giudizi, ansie e distrazioni superflue?
  • Come posso dedicare tempo per il silenzio, non per parlare a Dio, ma per riconoscerlo già presente in me?
  • Sono un ascoltatore intenzionale della Sua voce sommessa, o cerco solo conferme spettacolari?

Conclusione:

L’invito di Cristo in Apocalisse 3, 20 è come ricevere a casa un Ospite importantissimo che è anche un mendicante. Egli è l’Amico più potente dell’universo, ma arriva e non suona il campanello in modo arrogante, bensì bussa piano, perché ha scelto la vulnerabilità. Per fare festa con Lui (la cena eucaristica), non dobbiamo fornirGli nulla, solo aprire la serratura arrugginita del nostro cuore, che, per Sua scelta d’amore, può essere aperta solo dall’interno.

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