Messalino di Domenica 11 Luglio

Messalino di Domenica 11 Luglio

 

Dal libro del profeta Amos (7,12-15)

In quei giorni, Amasìa, [sacerdote di Betel,] disse ad Amos: «Vattene, veggente, ritìrati nella terra di Giuda; là mangerai il tuo pane e là potrai profetizzare, ma a Betel non profetizzare più, perché questo è il santuario del re ed è il tempio del regno».
Amos rispose ad Amasìa e disse:
«Non ero profeta né figlio di profeta;
ero un mandriano e coltivavo piante di sicomòro.
Il Signore mi prese,
mi chiamò mentre seguivo il gregge.
Il Signore mi disse:
Va’, profetizza al mio popolo Israele».

* Era un periodo di congiuntura economica favorevole. In questa società del benessere dove la critica sembrava fuori posto, Amos contesta con radicale risolutezza l’ordinamento sociale, la sicurezza religiosa di Israele, richiamando con ciò l’attenzione sull’aspetto più desolante del miracolo economico. Israele si era adeguato completamente al modo di vivere dei Cananei.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 84)
Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Ascolterò che cosa dice Dio, il Signore:
egli annuncia la pace
per il suo popolo, per i suoi fedeli.
Sì, la sua salvezza è vicina a chi lo teme,
perché la sua gloria abiti la nostra terra.

Amore e verità s’incontreranno,
giustizia e pace si baceranno.
Verità germoglierà dalla terra
e giustizia si affaccerà dal cielo.

Certo, il Signore donerà il suo bene
e la nostra terra darà il suo frutto;
giustizia camminerà davanti a lui:
i suoi passi tracceranno il cammino.

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesìni (1,3-14)

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.
In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.
In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.
In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

* Dio ci ha chiamati in Gesù. Rispondere a questa chiamata di amore eterno da parte del Padre vuol dire evangelizzare gli altri con una vita che sia un canto di gioia e che esprima la nostra fede nel dono gratuito di Dio.

 

Canto al Vangelo (Ef 1,17-18)
Alleluia, alleluia. Il Padre del Signore nostro Gesù Cristo illumini gli occhi del nostro cuore per farci comprendere a quale speranza ci ha chiamati. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Marco (6,7-13)

In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.

* Gli inviati partecipano della forza dominatrice del Signore. Esorcismi e guarigioni sono il segno esteriore; il perdono dei peccati e il dono della pace sono i tratti caratteristici interiori di questa missione.

 

Spunti di Riflessione

«Li guarivano»
Tutto il Vangelo di S. Marco è percorso dall’onda missionaria. Fin dall’inizio, Gesù è colui che «proclama il Vangelo di Dio» (1,14). L’evangelizzazione è l’ultimo comando del Cristo risorto: «Andate in tutto il mondo, proclamate il Vangelo a ogni creatura» (16,15). L’evangelizzazione consiste nell’annuncio che in Gesù il Regno di Dio è venuto per tutti gli uomini.
1° Predicazione. Marco dice che i discepoli predicano la conversione e se ne vanno «a due a due». Il due è il numero della più piccola comunità. Ogni evangelizzazione è comunitaria. 2° Espulsione degli spiriti immondi. La lotta tra Gesù e Satana, inaugurata con la grande tentazione nel deserto, viene continuata con l’espulsione dei demòni; anche gli apostoli devono affrontare Satana in nome del loro Maestro Gesù. 3° Guarigioni. «Ungevano di olio molti infermi e li guarivano»; accostando queste parole con la Lettera di S. Giacomo (5,14) che testimonia l’unzione dei malati in un contesto sacramentale, si capisce che il gesto dei discepoli riferito da Marco è come un anticipo di questa pratica sacramentale.
Ai discepoli in missione Gesù dà una prima raccomandazione: la povertà. L’apostolo deve contentarsi del minimo («né pane, né sacca, né denaro nella cintura...»), deve essere libero e disponibile; deve manifestarlo col suo distacco totale.
L’apostolo sarà obbligato a chiedere l’ospitalità; arrivato in una città si contenterà di ciò che gli è posto dinanzi nella prima casa che lo riceve, senza cercare altrove: «Rimanetevi finché non sarete partiti di lì».
La seconda raccomandazione di Gesù concerne l’atteggiamento dei missionari in caso di rifiuto da parte degli uditori: devono semplicemente esprimere il loro disappunto, «scuotendo la polvere dai loro piedi per testimoniare contro di loro». Questo gesto, attestato negli Atti degli Apostoli (cf 13,51), vuole sottolineare la gravità del rifiuto. I discepoli, al pari di Gesù, urteranno contro la cattiva volontà dell’uomo, ma metteranno l’uomo di fronte alle sue responsabilità.

 

La Parola per me, Oggi

«Inviati» che pretendano di essere sicuri, garantiti da tutte le parti, che confidino sulla completezza del proprio equipaggiamento più che sulla forza del messaggio che è stato loro affidato, non sono attendibili, perdono inevitabilmente credibilità. Il Vangelo non ha bisogno di mezzi umani adeguati e troppo appariscenti. Deve apparire che la potenza sta nel Vangelo, non nei mezzi impiegati.

 

La Parola si fa Preghiera

Donaci, o Padre, di non avere nulla di più caro del tuo Figlio, che rivela al mondo il mistero del tuo amore e la vera dignità dell’uomo; colmaci del tuo Spirito, perché lo annunziamo ai fratelli con la fede e con le opere.

 

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