Messalino di Domenica 19 Settembre

Messalino di Domenica 19 Settembre

 

Dal libro della Sapienza (2,12.17-20)

[Dissero gli empi:]
«Tendiamo insidie al giusto, che per noi è d’incomodo
e si oppone alle nostre azioni;
ci rimprovera le colpe contro la legge
e ci rinfaccia le trasgressioni contro l’educazione ricevuta.
Vediamo se le sue parole sono vere,
consideriamo ciò che gli accadrà alla fine.
Se infatti il giusto è figlio di Dio, egli verrà in suo aiuto
e lo libererà dalle mani dei suoi avversari.
Mettiamolo alla prova con violenze e tormenti,
per conoscere la sua mitezza
e saggiare il suo spirito di sopportazione.
Condanniamolo a una morte infamante,
perché, secondo le sue parole, il soccorso gli verrà».

* Il libro della Sapienza parla dell’ostilità degli empi contro il giusto, perché la sua condotta appare loro come un rimprovero intollerabile. Per rispondere a quelle che essi ritengono le sue inammissibili pretese, gli empi decidono di umiliarlo e torturarlo a morte. Se egli è veramente Figlio di Dio come pretende, Dio venga a liberarlo. La tortura farà vedere a che punto arriva la sua pazienza e rassegnazione (v. 19).

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 53)
Il Signore sostiene la mia vita.

Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca.

Poiché stranieri contro di me sono insorti
e prepotenti insidiano la mia vita;
non pongono Dio davanti ai loro occhi.

Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono.

 

Dalla lettera di san Giacomo apostolo (3,16 - 4,3)

Fratelli miei, dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia.
Da dove vengono le guerre e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre passioni che fanno guerra nelle vostre membra? Siete pieni di desideri e non riuscite a possedere; uccidete, siete invidiosi e non riuscite a ottenere; combattete e fate guerra! Non avete perché non chiedete; chiedete e non ottenete perché chiedete male, per soddisfare cioè le vostre passioni.

* Le contese provengono dal desiderio degli uni per i beni degli altri. Questo desiderio di possesso è orientato verso il piacere, la vita facile e larga, per cui non può essere oggetto di preghiera efficace e fiduciosa. Del resto chi pensa alla preghiera, di quelli che si danno alla ricerca troppo avida dei beni di questo mondo?

 

Canto al Vangelo  (cfr. 2Ts 2,14)
Alleluia, alleluia. Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Marco (9,30-37)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo.
Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti».
E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: «Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

* Gesù, il Maestro incontestato, si proclama implicitamente il Servo, ciò che manifesterà più tardi col suo atteggiamento e comportamento (Gv 13,4-16), poi con le umiliazioni della sua passione (Fil 2,7-8) e con le sofferenze che erano state predette per il Servo del Signore (Is 52,13-53, 12).

 

Spunti di Riflessione

Da che cosa le guerre?
Sono sorti litigi e dissensi tra i cristiani: S. Giacomo lo constata. La causa? È in noi stessi; il nostro cuore è un nido di vipere: basta poco per svegliare e irritare quelle vipere, e le vipere non domandano altro che di mordere.
In più, aggiunge S. Giacomo, noi siamo degli inguaribili egoisti. Quale triste sapienza nasce dalle passioni umane! Quale luce invece proietta sulla nostra vita la sapienza che viene da Dio: è una sapienza «pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera».
«Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia»: cioè, la vera sapienza, che viene dall’alto, genera la pace; la pace a sua volta fa fiorire la giustizia, la fedeltà, il compiacimento di Dio.
Le parole-chiave di questa lettura sono in due verbi: «bramate» e «invidiate». Per soddisfare i propri istinti di cupidigia e di invidia l’uomo provoca i conflitti. Farebbe meglio a volgersi a Dio con una preghiera fiduciosa. Ma l’egoismo gli vizia la preghiera.

Chi è il più grande?
Gesù riparte con i suoi discepoli per la città di Cafarnao. Ormai è chiusa la sua missione pubblica; vuole consacrare il tempo che gli rimane da vivere alla formazione dei suoi discepoli e prepararli un po’ alla volta alla dolorosa realtà della sua morte.
Ed ecco il secondo annuncio della sua croce. «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini». L’accento, questa volta, è posto sull’imminenza e sulla tragedia della sua morte. Tra i discepoli dilaga l’incomprensione e la paura.
Considerando la vita di Gesù come una lenta salita al Calvario, S. Marco parla spesso di Gesù in cammino: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?», chiede Gesù. Silenzio dei discepoli, colti in fallo. Per Gesù la parola «strada» non ha lo stesso significato che per i discepoli: essi pensano alla loro carriera, Gesù pensa alla croce. «Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande». Quali sono i criteri della grandezza tra gli uomini? Sempre gli stessi: il rango sociale, il denaro, le relazioni, la cultura. Gesù osa un gesto rivoluzionario: prende un bambino, lo colloca al centro del gruppo, lo stringe fra le sue braccia. Non sceglie il bimbo per la sua grazia, per il suo sorriso, per la sua innocenza; lo sceglie piuttosto per la sua fragilità, per la sua debolezza, per la sua dipendenza totale dagli altri.
Il bambino è il povero per eccellenza; ora, ogni povero è un preferito da Gesù. Con il gesto di prendere un bimbo tra le braccia e di cingerlo di affetto, Gesù mostra ai discepoli come servire e specialmente come accogliere.

 

La Parola per me, Oggi

Con le parole: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti», Gesù esige che ci si faccia ultimi (nel pensiero) e servi di tutti (nelle azioni). La grandezza del cristiano si misura dalla qualità del servizio che rende ai più sfavoriti, ai più miserabili. Diceva il dottor Schweitzer: «I soli uomini veramente felici sono coloro che cercano il modo di servire e di essere utili agli altri».

 

 

La Parola si fa Preghiera

O Dio, Padre di tutti gli uomini, tu vuoi che gli uomini siano i primi e fai di un fanciullo la misura del tuo regno; donaci la sapienza che viene dall’alto, perché accogliamo la parola del tuo Figlio e comprendiamo che davanti a te il più grande è colui che serve.

 

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