Messalino di Domenica 2 Maggio

Messalino di Domenica 2 Maggio

 

Dagli Atti degli Apostoli (9,26-31)

In quei giorni, Saulo, venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo.
Allora Bàrnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù. Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore. Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo. Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarèa e lo fecero partire per Tarso.
La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samarìa: si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero.

* La strepitosa conversione rese immediatamente Saulo il persecutore sospetto ai Giudei, soprattutto ai Giudei di lingua greca, gli Ellenisti, che egli cercava di convertire al cristianesimo.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 21)
A te la mia lode, Signore, nella grande assemblea.

Scioglierò i miei voti davanti ai suoi fedeli.
I poveri mangeranno e saranno saziati,
loderanno il Signore quanti lo cercano;
il vostro cuore viva per sempre!

Ricorderanno e torneranno al Signore
tutti i confini della terra;
davanti a te si prostreranno
tutte le famiglie dei popoli.

A lui solo si prostreranno
quanti dormono sotto terra,
davanti a lui si curveranno
quanti discendono nella polvere.

Ma io vivrò per lui,
lo servirà la mia discendenza.
Si parlerà del Signore alla generazione che viene;
annunceranno la sua giustizia;
al popolo che nascerà diranno:
«Ecco l’opera del Signore!».

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,18-24)

Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità.
In questo conosceremo che siamo dalla verità e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

* Il vero amore non può contentarsi di parole o di facili invocazioni, che potrebbero mascherare il vuoto del cuore (Mt 7,21). Amare Dio è abbandonarsi a lui, sottomettersi alla sua volontà (Gv 4,34).

 

Canto al Vangelo (Gv 15,4.5)
Alleluia, alleluia. Rimanete in me e io in voi, dice il Signore, chi rimane in me porta molto frutto. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

* Nelle intenzioni del vignaiolo il vero scopo e significato della vite è quello di portare frutto. Non si tratta soltanto della vite, ma della fecondità dei tralci.

 

Spunti di Riflessione

La Chiesa era dunque in pace
Negli Atti degli Apostoli la Chiesa si espande in Chiese locali in Giudea, in Galilea e in Samaria; vive nel timore del Signore (caratterizzato dalle 4 perseveranze: nella preghiera, nell’evangelizzazione, nella Eucaristia e nella carità fraterna); è colma del conforto dello Spirito Santo (lo Spirito è il vero iniziatore della missione apostolica come lo era stato della missione di Gesù: è lui l’anima della Chiesa). Gode la pace di Dio, dal momento che ha ricevuto il vangelo di pace, Gesù Cristo (Lc 2,14; At 10,36).

Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore
La nostra situazione attuale si riduce sempre a due casi: o la mia coscienza mi accusa di colpa davanti a Dio o non mi accusa di nulla. Nel primo caso (dice S. Giovanni), affidati a Dio, che «è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa» ed è misericordiosissimo (la gioia più grande per il cuore di Dio è nel perdonare). Nel secondo caso, «se il nostro cuore non ci rimprovera nulla», ringrazia il Signore, abbi fiducia in lui. Ma non ripiegarti mai su te stesso, per scoraggiarti o per esaltarti. Dio è Padre e ti concede tutto, a patto che tu sia fedele ai suoi comandamenti e che tu creda nel suo Figlio incarnato, facendo «quello che gli è gradito», cioè la sua volontà.

Se rimanete in me
«Rimanete in me e io in voi». Gesù chiede ai suoi discepoli di rimanere in lui. Rimanere vuol dire fare presenza in Gesù: vivere, cioè, in Cristo, per Cristo e con Cristo. Con due verbi Gesù ci dice ciò che attende dai tralci: rimanere nel Cristo-Vite e fare frutto. In linguaggio moderno noi diremmo: consacrazione e missione; comunione ed evangelizzazione; claustralità in Gesù e attività apostolica: due cose indissociabili, ma con una priorità gerarchica: la consacrazione a Gesù. Dalla nostra inserzione in Cristo dipende il nostro rendimento apostolico, e anche la nostra realizzazione personale. I tralci secchi, cioè non realizzati, sono «gettati via», «raccolti in fasci, buttati al fuoco e condannati a bruciare eternamente: è la cosiddetta «frustrazione eterna», l’inferno.

 

La Parola per me, Oggi

Due sono le condizioni per strappare ogni grazia dal Padre: rimanere in Gesù (condizione eucaristica) e rimanere nelle sue parole (condizione evangelica). Allora si diventa una piccola lode di gloria del Padre.

 

La Parola si fa Preghiera

O Dio, che ci hai inseriti in Cristo
come tralci nella vera vite, donaci il tuo Spirito,
perché, amandoci gli uni gli altri di sincero amore,
diventiamo primizie di umanità nuova
e portiamo frutti di santità e di pace.

Un mese a Maria
«Come nella generazione naturale vi è un padre e una madre, così nella generazione soprannaturale e spirituale vi è un Padre che è Dio e una madre che è Maria» (San Luigi de Montfort).
Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria.

 

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