Messalino di Domenica 21 Marzo

Messalino di Domenica 21 Marzo

 

Dal libro del profeta Geremia (31,31-34)

Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova. Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto, alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore. Oracolo del Signore.
Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –: porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: «Conoscete il Signore», perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore –, poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato.

* La nuova alleanza sarà incisa nel più profondo della coscienza dell’uomo. La struttura della personalità sarà rigenerata a tal punto che ognuno, senza essere istruito da altri, conoscerà e compirà la volontà di Dio: il nostro essere religioso sarà cioè irrigato nelle sue radici dall’acqua viva che è lo Spirito Santo. Geremia in tre strofette ci svela il segreto dei suoi 40 anni di vita mistica, dei suoi dialoghi interiori con Dio.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 50)
Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Pietà di me, o Dio, nel tuo amore;
nella tua grande misericordia
cancella la mia iniquità.
Lavami tutto dalla mia colpa,
dal mio peccato rendimi puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno.

 

Dalla lettera agli Ebrei (5,7-9)

Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito.
Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.

* Dopo la risurrezione, Gesù («reso perfetto» dalla sofferenza, dall’obbedienza, dall’angoscia degli abbandoni, dal vuoto vertiginoso della solitudine) divenne perfetto in redenzione e «causa di salvezza eterna».

 

Canto al Vangelo (Gv 12,26)
Lode e onore a te, Signore Gesù! Se uno mi vuole servire, mi segua, dice il Signore, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Lode e onore a te, Signore Gesù!

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,20-33)

In quel tempo, tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsàida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù».
Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose loro: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato. In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà. Adesso l’anima mia è turbata; che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora? Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora! Padre, glorifica il tuo nome».
Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!».
La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato». Disse Gesù: «Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. E io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire.

* Domanda di udienza presentata da alcuni Greci, stranieri ma simpatizzanti: chiedono di «vedere Gesù»; sono l’anticipo della glorificazione di Gesù, il frutto della sua morte-risurrezione.

 

Spunti di Riflessione

«Vogliamo vedere Gesù»
Il verbo vedere in S. Giovanni ha una percezione molto profonda: è un vedere intuitivo che fa contemplare Gesù come Verbo incarnato, come l’icona sacra del Padre: i Greci muovono verso il centro del mistero di Gesù. La risposta di Gesù sembra ignorare la domanda dei Greci. In realtà, Gesù va al cuore del loro desiderio: «È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato»: ecco l’Ora che fa vedere Gesù, l’Ora della Passione. La fecondità, che costituisce la gloria di Gesù, ha origine dalla sua morte.
Gesù racconta la mini-parabola del chicco di grano: il grano frumento sotterrato e risorto è Gesù, è ogni cristiano «sepolto con lui nella sua morte per il battesimo» (Rom 6,4): fecondità dell’amore.

Anticipazione psicologica del Getsemani: «Adesso l’anima mia è turbata». In risposta, come nel battesimo e nella trasfigurazione, giunge la voce del Padre: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!». Gesù «viene esaudito» (Eb 5,7).
«Questa voce non è venuta per me, ma per voi». La folla spiega la «voce» con le sue categorie religiose: è un tuono, considerato come la voce di Dio, oppure un angelo, messaggero di Dio. Gesù traduce il segno: «ora è il giudizio di questo mondo». Alla caduta di Satana (che esercitava una gravitazione nefasta per gli uomini) si oppone l’elevazione in croce e la glorificazione di Gesù.

 

La Parola per me, Oggi

Durante tutta questa giornata cercheremo di servire in ogni cosa il Signore, seguendo fedelmente l’esempio di Gesù. Le nostre azioni diano testimonianza della presenza di Cristo in noi affinché, come Filippo, aiutiamo gli altri a vedere Gesù e ad andare a lui.

 

La Parola si fa Preghiera

Ascolta, o Padre, il grido del tuo Figlio che, per stabilire la nuova ed eterna alleanza, si è fatto obbediente fino alla morte di croce; fa’ che nelle prove della vita partecipiamo intimamente alla sua passione redentrice, per avere la fecondità del seme che muore ed essere accolti come tua messe nel regno dei cieli.

 

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