Messalino di Domenica 25 Aprile

Messalino di Domenica 25 Aprile

 

Dagli Atti degli Apostoli (4,8-12)

In quei giorni, Pietro, colmato di Spirito Santo, disse loro:
«Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo, e cioè per mezzo di chi egli sia stato salvato, sia noto a tutti voi e a tutto il popolo d’Israele: nel nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi risanato.
Questo Gesù è la pietra, che è stata scartata da voi, costruttori, e che è diventata la pietra d’angolo.
In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti, sotto il cielo, altro nome dato agli uomini, nel quale è stabilito che noi siamo salvati».

* «In nessun altro c’è salvezza»: Pietro mette l’accento sul verbo salvare. Gesù ha salvato lo storpio risanandolo: ecco il segno che Gesù è la salvezza di tutti gli uomini, è il Salvatore. Salvezza vuol dire pienezza di vita e di amore. Ogni uomo ha un desiderio immenso di vivere e di amare. All’uomo che cerca una salvezza, Pietro e la Chiesa rispondono: «La salvezza è in Gesù, che Dio ha risuscitato dai morti».

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 117)
La pietra scartata dai costruttori è divenuta la pietra d’angolo.

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nell’uomo.
È meglio rifugiarsi nel Signore
che confidare nei potenti.

Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.
La pietra scartata dai costruttori
è divenuta la pietra d’angolo.
Questo è stato fatto dal Signore:
una meraviglia ai nostri occhi.

Benedetto colui che viene nel nome del Signore.
Vi benediciamo dalla casa del Signore.
Sei tu il mio Dio e ti rendo grazie,
sei il mio Dio e ti esalto.
Rendete grazie al Signore, perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,1-2)

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.

* Il mondo, incapace di scoprire in Dio il Padre che ci ha così tanto amato da donarci il suo Figlio unigenito, non può nemmeno conoscere i cristiani nella loro condizione di figli di Dio. La certezza che noi abbiamo già fin d’ora, di vedere un giorno (nel giorno del Signore) il Figlio di Dio, Gesù, nella sua gloria, ci dà la sicurezza che noi allora gli saremo pienamente «simili», somigliantissimi.

 

Canto al Vangelo (Gv 10,14)
Alleluia, alleluia. Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,11-18)

In quel tempo, Gesù disse: «Io sono il buon pastore. Il buon pastore dà la propria vita per le pecore. Il mercenario – che non è pastore e al quale le pecore non appartengono – vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde; perché è un mercenario e non gli importa delle pecore.
Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore. E ho altre pecore che non provengono da questo recinto: anche quelle io devo guidare. Ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge, un solo pastore.
Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

* Il Buon pastore è pronto a tutto per difendere le pecore; sa a chi appartengono. È pronto a dare per loro la vita, perché è impegnato a fondo nell’amore al Padre che è nei cieli. L’obiettivo è importantissimo: si tratta della salvezza eterna delle pecore. «E ho altre pecore che non sono di questo ovile»: Gesù è il pastore universale; in una maniera o nell’altra, tutti gli uomini fanno parte del suo gregge.

 

Spunti di Riflessione

«Io sono il buon pastore»
Gesù è il «vero» pastore, il «bel» pastore, il «buon» pastore. L’ora del pericolo per il gregge è l’ora della verità per il pastore. Il pastore indegno e falso, cioè il mercenario, fugge al momento del rischio e si mette al sicuro; anzi gli può succedere, per viltà, di farsi lupo con i lupi: cerca il proprio profitto e interesse; non gli importa delle pecore. Il lupo (aggressivo e crudele), che è il demonio – e che simboleggia anche «coloro che hanno per padre il demonio, menzognero e omicida fin dall’inizio» (Gv 8,44) – «rapisce (porta via da Dio) e disperde» (il peccato isola) le pecore.
Un altro lineamento di Gesù, buon pastore: «Conosco le mie pecore»: la conoscenza, in S. Giovanni, è comunicazione, scambio, dialogo, presenza intima dell’uno all’altro; comprensione e confidenza vicendevole; comunione di pensiero e di cuore; in Gesù è una conoscenza divina, intrisa di esperienza umana e di amore. Una tale conoscenza Gesù la paragona alla conoscenza del Padre per il Figlio e del Figlio per il Padre. L’amore (cioè lo Spirito Santo, il cosiddetto «noi» divino) che lega il Padre al Figlio è la sorgente stessa dell’amore che unisce Cristo ai suoi, che lega il buon pastore alle pecore, il Cuore di Gesù al cuore dei suoi fedeli.
«E ho altre pecore che non sono di questo ovile». Gesù è venuto «per riunire nell’unità i figli di Dio che sono dispersi» (Gv 11, 52). Ogni uomo, un giorno o l’altro, ascolterà la voce di Gesù-Pastore.
L’iscrizione di Abercio, della fine del 2° secolo, dice così: «Io sono il discepolo di un santo Pastore, che pascola le sue pecore sui monti e nelle pianure, e che ha grandi occhi; il suo sguardo arriva dappertutto».

«Per questo il Padre mi ama: perché io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo». Gesù è pastore fino alla sua morte; è pastore nella sua risurrezione (= nel «riprendere la propria vita»). Gesù è obbediente fino alla morte in croce («questo comando ho ricevuto dal Padre mio»). Per Gesù, la risurrezione è strettamente legata al dono della sua vita in croce.

 

La Parola per me, Oggi

Dio si prende cura di me, è il mio Pastore, mi conosce, mi chiama per nome. Con l’aiuto dello Spirito Santo mi impegno ad avere lo sguardo della mia anima rivolto al mio Pastore Gesù, pregando e amando.

 

La Parola si fa Preghiera

O Dio, creatore e Padre, che fai risplendere la gloria del Signore risorto quando nel suo nome è risanata l’infermità della condizione umana, raduna gli uomini dispersi nell’unità di una sola famiglia, perché aderendo a Cristo buon pastore gustino la gioia di essere tuoi figli.

 

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