Messalino di Domenica 26 Dicembre

Messalino di Domenica 26 Dicembre

 

Dal primo libro di Samuele (1,20-22.24-28)

Al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle, «perché – diceva – al Signore l’ho richiesto». Quando poi Elkanà andò con tutta la famiglia a offrire il sacrificio di ogni anno al Signore e a soddisfare il suo voto, Anna non andò, perché disse al marito: «Non verrò, finché il bambino non sia svezzato e io possa condurlo a vedere il volto del Signore; poi resterà là per sempre».
Dopo averlo svezzato, lo portò con sé, con un giovenco di tre anni, un’efa di farina e un otre di vino, e lo introdusse nel tempio del Signore a Silo: era ancora un fanciullo. Immolato il giovenco, presentarono il fanciullo a Eli e lei disse: «Perdona, mio signore. Per la tua vita, mio signore, io sono quella donna che era stata qui presso di te a pregare il Signore. Per questo fanciullo ho pregato e il Signore mi ha concesso la grazia che gli ho richiesto. Anch’io lascio che il Signore lo richieda: per tutti i giorni della sua vita egli è richiesto per il Signore». E si prostrarono là davanti al Signore.

* Il voto di Anna consiste in una duplice promessa: dare il figlio in servizio perpetuo alla Tenda; farne un nazireo, di cui la caratteristica era la lunga capigliatura.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 83)
Beato chi abita nella tua casa, Signore.

Quanto sono amabili le tue dimore,
Signore degli eserciti!
L’anima mia anela
e desidera gli atri del Signore.
Il mio cuore e la mia carne
esultano nel Dio vivente.

Beato chi abita nella tua casa:
senza fine canta le tue lodi.
Beato l’uomo che trova in te il suo rifugio
e ha le tue vie nel suo cuore.

Signore, Dio degli eserciti, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio, Dio di Giacobbe.
Guarda, o Dio, colui che è il nostro scudo,
guarda il volto del tuo consacrato.

 

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3,1-2.21-24)

Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio, e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui, perché osserviamo i suoi comandamenti e facciamo quello che gli è gradito.
Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui. In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato.

* Secondo S. Giovanni, il vero cristiano deve sentirsi costantemente verso Dio in stato di parresìa, cioè di fiducia, di certezza, di libertà ardita e quasi audace, disposizione che spinge a pregare con la certezza di essere esauditi; disposizione che è sostenuta dall’esperienza quotidiana di vedere le proprie richieste accolte da Dio.

 

Canto al Vangelo (At 16,14)
Alleluia, alleluia. Apri, Signore, il nostro cuore e accoglieremo le parole del Figlio tuo. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (2,41-52)

I genitori di Gesù si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.
Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.
Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro.
Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

* Le parole di Maria sono l’espressione spontanea del dolore e dell’angoscia di quelle lunghe ore di ricerca. Maria è una vera madre. L’immediatezza realistica della descrizione non tiene nascosti i sentimenti umani.

 

Spunti di Riflessione

Stava loro sottomesso
Si viaggiava in carovana. Il primo giorno di cammino era passato. Le famiglie si ritrovarono unite. Si accorsero della mancanza di Gesù. Cominciò la ricerca. La decisione di Gesù di restare a Gerusalemme, «all’insaputa dei suoi», vuole privilegiare gli interessi del Padre suo Celeste. Stava loro sottomesso: a Giuseppe e a Maria. Custodisce la verità del suo essere Figlio di Dio proprio perché è obbediente. Mediante l’obbedienza si prepara alla glorificazione dopo il battesimo.
Gli avvenimenti della storia dell’infanzia hanno carattere di rivelazione: sono fatti e parole. Maria li custodisce nel suo cuore (cf 2,19). Riempiono il suo spirito e diventano luce della sua vita. Nessuno, se non sua madre, poteva essere testimone degli avvenimenti dell’infanzia di Gesù: infatti custodisce tutti gli eventi nel suo Cuore.
S. Luca ha voluto fare di questo episodio (il ritrovamento di Gesù al Tempio) il coronamento del vangelo dell’infanzia e l’anticipazione del ministero pubblico di Gesù. Tutto, in questo episodio, è orientato alle prime parole di Gesù riferite nei vangeli. Vi si può leggere la vita di una famiglia animata dalla fede: sottomissione alla Legge (Dt 16,16); partecipazione alle grandi convocazioni religiose; accettazione da parte dei genitori della vocazione dei loro figli. La scena avviene a Gerusalemme; Gesù entra in quel movimento di oblazione e di salita a Gerusalemme, che struttura tutto il vangelo di S. Luca. Gesù agisce in mezzo al popolo, ma il popolo non ha coscienza della sua presenza. Alle lacrime dei suoi, Gesù cita la volontà del Padre Celeste.
La profezia di Simeone comincia a compiersi per Maria. L’episodio si chiude con il ritorno a Nazaret e Gesù rientra nella sua vita di silenzio e di sottomissione: sono gli «anni oscuri» di Gesù a Nazaret. La sua vita nascosta è una prima maniera di vivere il mistero pasquale.

 

La Parola per me, Oggi

Impariamo oggi dalla famiglia di Nazareth a vivere in profondità le piccole cose di ogni giorno, a vivere in modo straordinario l’ordinario. Oggi, in particolare, cerca di regalare momenti di gioia, con la tua presenza disponibile e gioiosa, ad ognuno dei componenti della tua famiglia.

 

La Parola si fa Preghiera

O Dio, nostro creatore e Padre,
tu hai voluto che il tuo Figlio,
generato prima dell’aurora del mondo,
divenisse membro dell’umana famiglia;
ravviva in noi la venerazione
per il dono e il mistero della vita,
perché i genitori si sentano partecipi
della fecondità del tuo amore,
e i figli crescano in sapienza, età e grazia,
rendendo lode al tuo santo nome.

 

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