Messalino di Lunedì 16 Luglio

Messalino di Lunedì 16 Luglio

 

Dal libro del profeta Isaia (1,10-17)

Ascoltate la parola del Signore,
capi di Sòdoma;
prestate orecchio all’insegnamento del nostro Dio,
popolo di Gomorra!
«Perché mi offrite i vostri sacrifici senza numero?
– dice il Signore.
Sono sazio degli olocausti di montoni
e del grasso di pingui vitelli.
Il sangue di tori e di agnelli e di capri
io non lo gradisco.
Quando venite a presentarvi a me,
chi richiede a voi questo:
che veniate a calpestare i miei atri?
Smettete di presentare offerte inutili;
l’incenso per me è un abominio,
i noviluni, i sabati e le assemblee sacre:
non posso sopportare delitto e solennità.
Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste;
per me sono un peso,
sono stanco di sopportarli.
Quando stendete le mani,
io distolgo gli occhi da voi.
Anche se moltiplicaste le preghiere,
io non ascolterei:
le vostre mani grondano sangue.
Lavatevi, purificatevi,
allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni.
Cessate di fare il male,
imparate a fare il bene,
cercate la giustizia,
soccorrete l’oppresso,
rendete giustizia all’orfano,
difendete la causa della vedova».

* Il culto spirituale predicato da Isaia non è dunque necessariamente deritualizzato (cf Is 6): soltanto trae il suo valore dalla risonanza nella vita sociale e fraterna. Di fatto, Isaia pone il problema del legame tra rito e vita, tra culto e morale.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 49)
A chi cammina per la retta via, mostrerò la salvezza di Dio.

Non ti rimprovero per i tuoi sacrifici,
i tuoi olocausti mi stanno sempre davanti.
Non prenderò vitelli dalla tua casa
né capri dai tuoi ovili.

«Perché vai ripetendo i miei decreti
e hai sempre in bocca la mia alleanza,
tu che hai in odio la disciplina
e le mie parole ti getti alle spalle?

Hai fatto questo e io dovrei tacere?
Forse credevi che io fossi come te!
Ti rimprovero: pongo davanti a te la mia accusa.
Chi offre la lode in sacrificio, questi mi onora;
a chi cammina per la retta via
mostrerò la salvezza di Dio».

 

Canto al Vangelo (Mt 5,10)
Alleluia, alleluia. Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo (10,34 - 11,1)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. Sono infatti venuto a separare l’uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; e nemici dell’uomo saranno quelli della sua casa.
Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto.
Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».
Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.

* Il giudizio di Dio è giunto alla fase della sentenza. E ciò è dovuto alla venuta di Gesù. Egli è mandato a portare il messaggio del regno di Dio. Anzi, questo viene proprio con lui. Viene come separazione, come spada, ed è la spada del giudizio che separa il male dal bene, chi crede da chi si rifiuta; la spada anche della decisione, davanti alla quale vien posto l’uomo.

 

Spunti di Riflessione

«Non è degno di me»
La pace portata da Gesù è la pace del Regno di Dio. E per questo la sua pace diventa motivo di divisione, perché uno rifiuterà il Regno di Dio mentre un altro lo accoglierà. Il discepolo sa che cosa deve fare dinanzi alla scelta di perseverare nella testimonianza di Gesù o di separarsi da lui. L’amore di Gesù deve stare al di sopra di ogni altro: infatti nessuno è da più di lui. È ribadita, in maniera radicale, l’esigenza di seguire Gesù senza compromessi (cf 8,19-22 ). Se egli è la presenza di Dio tra gli uomini, chi vuole vivere in questa presenza deve essere pronto a spezzare anche i legami più cari, quando questi si oppongono all’azione divina. La misura di ogni cosa è quel Dio che si è reso presente in Gesù: il primo comandamento, «non avrai altri dei», è riaffermato con forza.
«Degno di me», è il ritornello che Gesù ripete, completando il ritratto del suo apostolo: inviato come lui in gratuità e povertà (cf Mt 10,1-15) - agnello in mezzo a lupi (vv.16-25), forte solo della fiducia nel Padre (vv.26-31) -, è chiamato a «riconoscerlo» davanti agli uomini per essere riconosciuto davanti al Padre (vv.32-33). Con lui è giunto sulla terra il giudizio divino (vv.34-36): la salvezza è un amore per lui più grande di qualunque affetto (vv.37-39), che assimila a lui, il Figlio affidato nelle mani dei fratelli come in quelle del Padre. Chi lo accoglie, accoglie il Figlio, e si fa lui stesso figlio che accoglie il Padre (vv.40-42). Dopo queste parole, Gesù continua la sua missione ormai non più solo, ma insieme con i suoi discepoli (11,1).

 

La Parola per me, Oggi

Ognuno ha la «sua» croce, che può essere solo sua: la lotta contro il male che è in lui. Solamente Gesù, l’unico senza colpe, ha portato non la sua, ma la nostra croce. Ciascuno di noi, dietro di lui, come il cireneo, porta la croce di Gesù, che è in realtà la nostra, sulla quale egli morirà al posto nostro. E quando noi siamo incapaci di portarla, lui stesso diventa nostro cireneo.

 

La Parola si fa Preghiera

Signore, Dio nostro, che ci ami più di un padre e di una madre, fa’ che ti amiamo sopra ogni cosa, e donaci di saper attingere alla sorgente del tuo amore per essere capaci di dissetare quelli che cercano presso di noi un incoraggiamento e un aiuto.

 

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