Messalino di Lunedì 2 Agosto

Messalino di Lunedì 2 Agosto

 

Dal libro dei Numeri (11,4b-l5)

In quei giorni, gli Israeliti ripresero a piangere e dissero: «Chi ci darà carne da mangiare? Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. Ora la nostra gola inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna».
La manna era come il seme di coriandolo e aveva l’aspetto della resina odorosa. Il popolo andava attorno a raccoglierla, poi la riduceva in farina con la macina o la pestava nel mortaio, la faceva cuocere nelle pentole o ne faceva focacce; aveva il sapore di pasta con l’olio. Quando di notte cadeva la rugiada sull’accampamento, cadeva anche la manna.
Mosè udì il popolo che piangeva in tutte le famiglie, ognuno all’ingresso della propria tenda; l’ira del Signore si accese e la cosa dispiacque agli occhi di Mosè.
Mosè disse al Signore: «Perché hai fatto del male al tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, al punto di impormi il peso di tutto questo popolo? L’ho forse concepito io tutto questo popolo? O l’ho forse messo al mondo io perché tu mi dica: “Portalo in grembo”, come la nutrice porta il lattante, fino al suolo che tu hai promesso con giuramento ai suoi padri? Da dove prenderò la carne da dare a tutto questo popolo? Essi infatti si lamentano dietro a me, dicendo: “Dacci da mangiare carne!”. Non posso io da solo portare il peso di tutto questo popolo; è troppo pesante per me. Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; che io non veda più la mia sventura!».

* Di fronte al compito di mantenere il popolo nella fedeltà a Dio, Mosè si sente schiacciato come da un peso superiore alle proprie forze.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 80)
Esultate in Dio, nostra forza.

Il mio popolo non ha ascoltato la mia voce,
Israele non mi ha obbedito:
l’ho abbandonato alla durezza del suo cuore.
Seguano pure i loro progetti!

Se il mio popolo mi ascoltasse!
Se Israele camminasse per le mie vie!
Subito piegherei i suoi nemici
e contro i suoi avversari volgerei la mia mano.

Quelli che odiano il Signore gli sarebbero sottomessi
e la loro sorte sarebbe segnata per sempre.
Lo nutrirei con fiore di frumento,
lo sazierei con miele dalla roccia.

 

Canto al Vangelo (Mt 4,4)
Alleluia, alleluia. Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo (14,13-21)

In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte. Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui». E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla. Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.

*  Quest’avvenimento è un’immagine della Chiesa. Gesù sta in mezzo come dispensatore di tutti i doni, il dispensatore del pane e della Parola. Poi viene la cerchia dei discepoli, che gli si stringono attorno e distribuiscono i suoi doni: sono come il suo braccio e la sua mano.

 

Spunti di Riflessione

Silenzio
Abbiamo bisogno di silenzio, abbiamo bisogno di interiorità, abbiamo bisogno di adorazione. Gesù stesso ci invita al silenzio: non con le parole, ma con la sua vita costellata di spazi rigorosamente riservati alla solitudine. Osserva l’evangelista: «Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte» (Mt 14,13). E, dopo la moltiplicazione dei pani, l’evangelista puntualmente registra: «Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare» (Mt 14,23). Questo era un comportamento costante di Gesù: se Lui, Figlio di Dio, sentiva il bisogno del silenzio, quanto più noi dobbiamo frequentemente uscire dal frastuono per rientrare «in interiore homine»! Gandhi, pur non essendo cristiano, capì tutto questo e onestamente dichiarò: «La preghiera mi ha salvato la vita. Senza di essa sarei pazzo da molto tempo».

«Voi stessi date loro da mangiare»
È il problema sociologico del terzo mondo. La constatazione dei discepoli (14,17), denota la precarietà dei mezzi umani, perché il basarsi “esclusivamente” sulle tecniche umane porta al fallimento. Però Gesù chiede che ci sia anche il contributo umano (14,18), non in misura totale, ma in misura iniziale; il resto lo fa Lui. Là dove c’è mancanza di pane è perché c’è mancanza di amore. L’uomo muore di fame dove il cuore è chiuso all’attenzione agli altri. La ricchezza è riunita nelle mani di pochi perché non si vuol ammettere che il povero è un fratello. Una soluzione al problema è chiamare in causa Gesù, non solo perché Lui ci ottenga dal Padre il pane quotidiano (Mt 6,11), ma perché la sua presenza bonifichi il cuore dell’uomo. Il tesoro buono o cattivo dell’uomo è il suo cuore. Di qui dipendono le decisioni.

 

La Parola per me, Oggi

Impariamo da Gesù, il Maestro! Dopo la preghiera noi lo troviamo stupendamente aperto agli altri: la sua preghiera, infatti, è un tuffo nel fuoco dell’Amore del Padre che lo spinge al dono e alla compassione. È così anche per noi? La nostra preghiera dà questi frutti?

 

La Parola si fa Preghiera

Signore, non ti chiediamo di moltiplicare nuovamente i pani, ma accoratamente ti preghiamo di farci sentire la vergogna di essere egoisti per lasciar sprigionare tutto il potenziale di amore che tu ci doni in ogni Eucaristia.

 

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