Messalino di Lunedì 26 Giugno

Messalino di Lunedì 26 Giugno

 

Dal libro della Genesi (12,1-9)

In quei giorni, il Signore disse ad Abram:
«Vattene dalla tua terra,
dalla tua parentela
e dalla casa di tuo padre,
verso la terra che io ti indicherò.
Farò di te una grande nazione
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e possa tu essere una benedizione.
Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò,
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra».
Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran. Abram prese la moglie Sarài e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì si erano procurate e si incamminarono verso la terra di Canaan. Arrivarono nella terra di Canaan e Abram la attraversò fino alla località di Sichem, presso la Quercia di Morè. Nella terra si trovavano allora i Cananei.
Il Signore apparve ad Abram e gli disse: «Alla tua discendenza io darò questa terra». Allora Abram costruì in quel luogo un altare al Signore che gli era apparso. Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda, avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al Signore e invocò il nome del Signore. Poi Abram levò la tenda per andare ad accamparsi nel Negheb.

* Dio chiede uno sradicamento completo a un uomo che deve fondare un nuovo popolo. La sua chiamata è anche un mistero: Abramo non sa dove Dio lo voglia condurre. Obbedire a questo ordine è l’atto di fede più totale. Ogni vocazione di Dio è una chiamata all’avventura e al rischio che solo la fede può accettare.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 32)
Beato il popolo che Dio ha scelto come sua eredità.

Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che egli ha scelto come sua eredità.
Il Signore guarda dal cielo:
egli vede tutti gli uomini.

Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme,
su chi spera nel suo amore,
per liberarlo dalla morte
e nutrirlo in tempo di fame.

L’anima nostra attende il Signore:
egli è nostro aiuto e nostro scudo.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo.

 

Canto al Vangelo (Eb 4,12)
Alleluia, alleluia. La parola di Dio è viva, efficace; discerne i sentimenti e i pensieri del cuore. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo (7,1-5)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non giudicate, per non essere giudicati; perché con il giudizio con il quale giudicate sarete giudicati voi e con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? O come dirai al tuo fratello: “Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio”, mentre nel tuo occhio c’è la trave? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

* Non giudicare. Il regno di Dio è sorto; nessuno perciò osi toccare i diritti di Dio, come Signore, che si estendono anche ai tribunali umani. Il regno di Dio comporta una nuova, alta concezione dell’uomo, anche di quello caduto nel male.

 

Spunti di Riflessione

Togli prima la trave dal tuo occhio
Le nostre azioni ci seguono e saranno domani il nostro giudice. Le nostre azioni, le nostre decisioni di ogni giorno diventano il metro del nostro giudizio.
«Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello...». La pagliuzza nell’occhio è un piccolo peccato veniale, la piccola imperfezione che ti irrita subito nel comportamento del tuo vicino, e così subito cerchi di correggerlo. «E non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio». Pagliuzza e trave: quale differenza estrema. La trave è il tuo peccato, il tuo comportamento cattivo, maligno, che non vedi. Ti accorgi invece di quella piccola imperfezione che ti disturba tanto nel comportamento del tuo fratello. Cerca di guardare te stesso, cerca di porti di fronte alla Parola del Signore che ti giudica, e allora avvertendo tanta manchevolezza nella tua condotta, sarai più portato a guardare con occhio comprensivo, generoso, il comportamento degli altri, a non giudicare e a dare sempre un avvocato difensore al tuo fratello.

Chiedi tanta luce dello Spirito Santo per conoscere la tua miseria: quanta miseria in ogni nostra azione. Basta che la luce arrivi in una stanza... Quando tutto è chiuso e non è accesa la luce, nell’oscurità, tu puoi anche illuderti che tutto sia bello, tutto sia a posto, che non c’è polvere... ma lascia soltanto che un raggio di sole entri: come ti accorgi subito delle cose che non vanno! Questa stessa luce dello Spirito Santo ti aiuterà ad essere umile, a diventar piccolo, povero, perché soltanto il giudizio di povertà sul tuo conto ti renderà generoso e disponibile nel giudizio degli altri, ti renderà comprensivo, non ti permetterà di giudicare gli altri, perché sarai unicamente preoccupato a giudicare te stesso, a chiedere perdono per il tuo cattivo comportamento, e vedrai con occhi limpidi, luminosi il comportamento degli altri. Il santo vede tutti santi attorno a sé, perché unicamente è preoccupato di vedere le sue miserie e si accorge che gli altri sono infinitamente più buoni di lui.

 

La Parola per me, Oggi

«Non giudicate, per non essere giudicati»: non giudicare il tuo fratello, dàgli un avvocato difensore. Cerca di scusarlo, di comprenderlo. Noi abitualmente non lasciamo nessun attenuante nel nostro giudizio, siamo precisi, però cattivi nel nostro giudizio.

 

 

La Parola si fa Preghiera

Signore, Dio nostro, giudice supremo delle tue creature, dalla misericordia che pratichiamo oggi dipende la sentenza che tu pronuncerai su di noi alla fine dei tempi. Aiutaci a non esprimere sui nostri fratelli un giudizio duro e severo, ma a imitare la tua bontà per essere pronti ad accogliere in noi la pienezza del tuo amore.

 

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