Messalino di Martedì 6 Luglio

Messalino di Martedì 6 Luglio

 

Dal libro della Genesi (32,23-33)

In quei giorni, di notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici bambini e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e portò di là anche tutti i suoi averi. 
Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui. 
Quello disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con  Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Svelami  il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse. 
Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuèl: «Davvero — disse — ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva». 
Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuèl e zoppicava all’anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quell’uomo aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.

* L’inviato di Dio rivela a Giacobbe che questo nome deve cambiare: non più Giacobbe (l’ingannatore, il soppiantatore, cfr 25,3; 27,36) ma Israele. Alla domanda di Giacobbe, il misterioso avversario rifiuta di rivelare il suo nome. Il nome di Dio è ineffabile.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 16)
Nella giustizia, Signore, contemplerò il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Dal tuo volto venga per me il giudizio,
i tuoi occhi vedano la giustizia.
Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,
provami al fuoco: non troverai malizia.

Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole,
mostrami i prodigi della tua misericordia,
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.

Custodiscimi come pupilla degli occhi
all’ombra delle tue ali nascondimi.
Io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine.

 

Canto al Vangelo (Gv 10,14)
Alleluia... Io sono il buon pastore, dice il Signore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo (9,32-38)

In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».

* «La messe è molta»: è un’immagine biblica, riferita al «compimento dei tempi». Tale «compimento» si è iniziato con il Messia; egli è inviato dal Padre celeste a «mondare la sua aia, per raccogliere il suo frumento nel granaio».

 

Spunti di Riflessione

Siamo noi gli operai
«Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe»: È lui che li manda, ma ha bisogno della preghiera, di questa domanda. Ha bisogno, perché ha voluto che l’uomo fosse suo collaboratore. Dio crea la rosa selvatica: Dio e l’uomo creano la rosa da giardino, la rosa da esposizione, la rosa da Gran Premio, la rosa bellissima.

«Un alpinista saliva verso un rifugio di alta montagna. Il sentiero si inerpicava sempre più, e a volte diventava arduo avanzare di un passo; l’aria gelida sferzava il suo viso, ma il luogo era emozionante per il profondo silenzio in cui era immerso e per la bellezza del paesaggio. Il rifugio, semplice e rozzo, si rivelò molto accogliente. Fin da subito notò che, sul camino, c’era una scritta che approvò e il cui significato condivise in pieno: «Il mio posto è sulla vetta». Lì è anche il nostro posto: sulla vetta, accanto a Cristo, nell’incessante anelito alla santità lì dove ci troviamo pur coscienti di essere fatti di fango, pieni di debolezze e di cadute. Ma sappiamo anche che il Signore ci chiede uno sforzo piccolo quotidiano, la lotta senza tregua contro le passioni che tentano di trascinarci in basso, si aspetta da noi che non scendiamo a patti con i nostri difetti ed errori. È l’amore a Cristo che ci farà perseverare in questo combattimento.

 

La Parola per me, Oggi

Il Regno di Dio, realtà che scorre già nelle vene della storia, ha bisogno della nostra collaborazione. E la nostra collaborazione deve essere contemplativa e attiva; cioè posso dare una mano al Buon Dio sia pregando sia evangelizzando.

 

 

La Parola si fa Preghiera

Signore, fa’ che collaboriamo a costruire un mondo giusto e fraterno, perché tutti gli uomini siano disponibili a ricevere l’annunzio di pace dalla tua Chiesa.

 

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