Messalino di Martedì 9 Ottobre

Messalino di Martedì 9 Ottobre

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati (1,13-24)

Fratelli, voi avete certamente sentito parlare della mia condotta di un tempo nel giudaismo: perseguitavo ferocemente la Chiesa di Dio e la devastavo, superando nel giudaismo la maggior parte dei miei coetanei e connazionali, accanito com’ero nel sostenere le tradizioni dei padri. Ma quando Dio, che mi scelse fin dal seno di mia madre e mi chiamò con la sua grazia, si compiacque di rivelare in me il Figlio suo perché lo annunciassi in mezzo alle genti, subito, senza chiedere consiglio a nessuno, senza andare a Gerusalemme da coloro che erano apostoli prima di me, mi recai in Arabia e poi ritornai a Damasco.
In seguito, tre anni dopo, salii a Gerusalemme per andare a conoscere Cefa e rimasi presso di lui quindici giorni; degli apostoli non vidi nessun altro, se non Giacomo, il fratello del Signore. In ciò che vi scrivo – lo dico davanti a Dio – non mentisco. Poi andai nelle regioni della Siria e della Cilìcia. Ma non ero personalmente conosciuto dalle Chiese della Giudea che sono in Cristo; avevano soltanto sentito dire: «Colui che una volta ci perseguitava, ora va annunciando la fede che un tempo voleva distruggere». E glorificavano Dio per causa mia.

* Le comunità galate si trovano in una crisi di autorità, a causa dei zelatori giudeo-cristiani che scalzano l’autorità di Paolo, insinuando il sospetto nei suoi confronti e nei confronti della sua opera: secondo loro, egli avvicinerebbe le persone con adulazioni e inganno per conquistarle; e, soprattutto, non avrebbe ricevuto il suo messaggio dalla rivelazione come Pietro e gli altri primi apostoli.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 138)
Guidami, Signore, per una via di eternità.

Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri,
osservi il mio cammino e il mio riposo,
ti sono note tutte le mie vie.

Sei tu che hai formato i miei reni
e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.
Io ti rendo grazie:
hai fatto di me una meraviglia stupenda.

Meravigliose sono le tue opere,
le riconosce pienamente l’anima mia.
Non ti erano nascoste le mie ossa
quando venivo formato nel segreto,
ricamato nelle profondità della terra.

 

Canto al Vangelo (Lc 11,28)
Alleluia, alleluia. Beati coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (10,38-42)

In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

* Quando Gesù entra e parla il primo comportamento dev’essere l’ascolto, il secondo l’azione. Anche il lavoro intrapreso con le migliori intenzioni rischia di vanificarsi se non lo precede il silenzioso e modesto ascolto di Maria.

 

Spunti di Riflessione

Ai piedi di Gesù che parla
Che cosa avviene nella casa di Betania? Una scena umanamente spiegabilissima. Marta si affatica a preparare, perché vuole offrire un’ospitalità dignitosa. Maria invece dimentica tutto e si ferma per ascoltare Gesù. Niente di strano: due caratteri diversi hanno un comportamento diverso. Gesù però ne approfitta per sollevare un problema più grande e dare una risposta tanto impegnativa. Gesù dice: «Marta, perché ti affatichi per tante cose? Una sola è necessaria!». Che cosa vuol dire Gesù? Certamente non vuol condannare il lavoro di Marta, non vuol condannare l’impegno. Anzi Gesù è venuto per scuotere la pigrizia e per ricordarci che la vita è dono da donare, talento da spendere. Che cosa condanna allora? Gesù condanna l’affanno, l’ansia, la preoccupazione. L’affanno è segno di orgoglio e conseguenza di vuoto interiore.
Eccoci allora alla seconda parte della lezione di Gesù: «Di una cosa sola c’è bisogno». Allora dobbiamo star sempre a pregare? Non è questa l’intenzione di Cristo, non è questo il suo insegnamento. Gesù non vuole stabilire un dilemma: o pregare o lavorare, bensì vuole ricordare la condizione dell’efficienza cristiana. «Una sola cosa è necessaria»: è efficiente non chi fa tanto, ma chi fa con Dio. Lo dovremmo sempre ripetere a noi stessi!

 

La Parola per me, Oggi

Se oggi vivere la parola è imparare a fare tutto con Dio, curiamo in particolare quell’incontro con Lui che è la preghiera, che dà significato autentico anche all’agire. Essa ha bisogno di preparazione e di continuazione. Occorre allora il silenzio prima della preghiera: ci si prepara, si riordinano le idee prima di incontrare una qualsiasi persona… e invece con Dio ci si comporta con grande leggerezza. Anche la continuazione della preghiera è di fondamentale importanza. La nostra preghiera ha qualche conseguenza nella vita?

 

La Parola si fa Preghiera

Signore Dio, insegnaci che è indispensabile ascoltare la tua Parola. Aiutaci a svolgere con serenità i mille compiti del nostro servizio, e a trovare il tempo di restare ai piedi del nostro maestro, Gesù Cristo, tuo Figlio e nostro Signore.

 

            Il Mio Rosario       

  1. Maria, Vergine della ricerca

Anche Maria ha provato ansia ed angoscia quando pensava di aver smarrito Gesù. Lo ritrova tra i maestri della legge nel Tempio e prova l’immensa gioia di riabbracciarlo.

Cerchiamo Gesù senza stancarci! Dopo averlo incontrato nella Parola e nei Sacramenti rimaniamo per sempre uniti a lui, fonte della vita!

Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria

 

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