Messalino di Martedì Santo – 11 Aprile

Messalino di Martedì Santo – 11 Aprile

Dal libro del profeta Isaia (49,1-6)

Ascoltatemi, o isole, udite attentamente, nazioni lontane; il Signore dal seno materno mi ha chiamato, fino dal grembo di mia madre ha pronunciato il mio nome. Ha reso la mia bocca come spada affilata, mi ha nascosto all’ombra della sua mano, mi ha reso freccia appuntita, mi ha riposto nella sua farètra.
Mi ha detto: «Mio servo tu sei, Israele, sul quale manifesterò la mia gloria». Io ho risposto: «Invano ho faticato, per nulla e invano ho consumato le mie forze. Ma, certo, il mio diritto è presso il Signore, la mia ricompensa presso il mio Dio».
Ora ha parlato il Signore, che mi ha plasmato suo servo dal seno materno per ricondurre a lui Giacobbe e a lui riunire Israele – poiché ero stato onorato dal Signore e Dio era stato la mia forza –, e ha detto: «È troppo poco che tu sia mio servo per restaurare le tribù di Giacobbe e ricondurre i superstiti d’Israele. Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra».

* Dio ha chiamato il Servo per compiere per mezzo suo un’opera a favore, prima del suo popolo e poi di tutta l’umanità. «Ma io – continua il Servo – sono rimasto deluso di fronte ai miei connazionali. Allora Dio ha ampliato la mia missione e l’ha estesa a tutti i popoli perché la sua salvezza raggiunga i confini della terra».

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 70)
La mia bocca, Signore, racconterà la tua salvezza.

In te, Signore, mi sono rifugiato,
mai sarò deluso.
Per la tua giustizia, liberami e difendimi,
tendi a me il tuo orecchio e salvami.

Sii tu la mia roccia,
una dimora sempre accessibile;
hai deciso di darmi salvezza:
davvero mia rupe e mia fortezza tu sei!
Mio Dio, liberami dalle mani del malvagio.

Sei tu, mio Signore, la mia speranza,
la mia fiducia, Signore, fin dalla mia giovinezza.
Su di te mi appoggiai fin dal grembo materno,
dal seno di mia madre sei tu il mio sostegno.

La mia bocca racconterà la tua giustizia,
ogni giorno la tua salvezza,
che io non so misurare.
Fin dalla giovinezza, o Dio, mi hai istruito
e oggi ancora proclamo le tue meraviglie.

 

Canto al Vangelo 
Lode e onore a te, Signore Gesù! Salve, nostro Re, obbediente al Padre: sei stato condotto alla croce, come agnello mansueto al macello. Lode e onore a te...

Dal Vangelo secondo Giovanni (13,21-33.36-38)

In quel tempo, [mentre era a mensa con i suoi discepoli,] Gesù fu profondamente turbato e dichiarò: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà».
I discepoli si guardavano l’un l’altro, non sapendo bene di chi parlasse. Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece cenno di informarsi chi fosse quello di cui parlava. Ed egli, chinandosi sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». Rispose Gesù: «È colui per il quale intingerò il boccone e glielo darò». E, intinto il boccone, lo prese e lo diede a Giuda, figlio di Simone Iscariòta. Allora, dopo il boccone, Satana entrò in lui.
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Nessuno dei commensali capì perché gli avesse detto questo; alcuni infatti pensavano che, poiché Giuda teneva la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri. Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte.
Quando fu uscito, Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito. Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire».
Simon Pietro gli disse: «Signore, dove vai?». Gli rispose Gesù: «Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi». Pietro disse: «Signore, perché non posso seguirti ora? Darò la mia vita per te!». Rispose Gesù: «Darai la tua vita per me? In verità, in verità io ti dico: non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte».

* Gesù non cade inconsapevolmente nella rete tesa dal traditore, anzi, è lui che in un certo modo dà il segnale a Giuda. Dopo l’uscita del figlio delle tenebre, Gesù si sente sollevato; apre il cuore alla confidenza-tenerezza verso i “suoi”, l’ultimo sulla terra.

 

Spunti di Riflessione

«Signore, chi è?»
Nel momento preciso in cui Giuda ingoiò il boccone, il demonio si impadronì definitivamente di lui. Giuda non lascia più posto nel suo cuore per Gesù: Satana se ne impadronisce immediatamente. Era stata una lotta silenziosa ma accanita fra Cristo e il demonio per il possesso di quell’anima...
Gli disse dunque Gesù: «Quello che vuoi fare, fallo presto». Una parola calma ma drammatica di Gesù. Si sente che è intrisa di tristezza dinanzi al tradimento di Giuda, ma è di una delicatezza infinita di fronte a una coscienza che sta per tuffarsi nelle tenebre del peccato. Il modo con cui Gesù congeda il traditore è quasi più commovente della lavanda dei piedi; è più discreto, più nascosto. Fra i discepoli, nessuno ha compreso il colloquio misterioso di Gesù con Giuda. Con un rispetto e una soavità suprema, Gesù bussa ancora al cuore di chi è deciso a tradirlo.
«Egli, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte». Uscì subito: non abbandona soltanto il Cenacolo, ma si allontana da Cristo, «luce del mondo». Lasciando la sala, Giuda socchiude la porta; fuori è buio. Piombava una notte nera nell’anima di Giuda; l’oscurità materiale era un’immagine della notte spirituale che avvolgeva l’anima dell’infelice. Scrive Sant’Agostino: «Colui che uscì era lui stesso la notte».

 

La Parola per me, Oggi

San Cirillo d’Alessandria trae dalla caduta di Pietro una lezione pratica: occorre guardarsi da ogni presunzione nelle promesse e nei pretesi «fermi propositi». Bisogna avere la volontà decisa a fare il bene; però per quanto riguarda i mezzi diretti a mantenere le risoluzioni, occorre sollecitarli dalla bontà divina.

 

 

La Parola si fa Preghiera

Signore Gesù, perdona tutti i miei tradimenti, le distanze che spesso cerco di prendere dalla tua Parola. Parlami ancora, Signore, e sarai “mia forza e mio canto, mio scudo nelle angosce”.

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