Messalino di Mercoledì 26 Maggio

Messalino di Mercoledì 26 Maggio

 

Dal libro del Siracide (36,1-2a.5-6.13-19)

Abbi pietà di noi, Signore, Dio dell’universo, e guarda,
mostraci la luce della tua misericordia,
infondi il tuo timore su tutte le nazioni.
Ti riconoscano, come anche noi abbiamo riconosciuto
che non c’è Dio al di fuori di te, o Signore.
Rinnova i segni e ripeti i prodigi.
Raduna tutte le tribù di Giacobbe,
rendi loro l’eredità come era al principio.
Abbi pietà, Signore, del popolo chiamato con il tuo nome,
d’Israele che hai reso simile a un primogenito.
Abbi pietà della tua città santa,
di Gerusalemme, luogo del tuo riposo.
Riempi Sion della celebrazione delle tue imprese
e il tuo popolo della tua gloria.
Rendi testimonianza alle creature
che sono tue fin dal principio,
risveglia le profezie fatte nel tuo nome.
Ricompensa coloro che perseverano in te,
i tuoi profeti siano trovati degni di fede.
Ascolta, Signore, la preghiera dei tuoi servi,
secondo la benevolenza che hai verso il tuo popolo,
e guidaci sulla via della giustizia,
e riconoscano tutti quelli che abitano sulla terra
che tu sei il Signore, il Dio dei secoli.

* Ben Sirà fa dipendere l’unità del mondo da una fede comune in un Dio unico.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 78)
Mostraci, Signore, la tua misericordia.

Non imputare a noi le colpe dei nostri antenati:
presto ci venga incontro la tua misericordia,
perché siamo così poveri!

Aiutaci, o Dio, nostra salvezza,
per la gloria del tuo nome;
liberaci e perdona i nostri peccati
a motivo del tuo nome.

Giunga fino a te il gemito dei prigionieri;
con la grandezza del tuo braccio
salva i condannati a morte.

E noi, tuo popolo e gregge del tuo pascolo,
ti renderemo grazie per sempre;
di generazione in generazione narreremo la tua lode.

 

Canto al Vangelo (Mc 10,45)
Alleluia, alleluia. Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Marco (10,32-45)

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

* Gesù denuncia la vanità delle loro aspirazioni: la sua gloria non consiste nel dominare, ma nel servire gli uomini che egli ama al punto da donare la propria vita per salvarli.

 

Spunti di Riflessione

«Dio Padre l’ha preparato»
Il calice significa la somma di sofferenze da bere per salvare il popolo (Is 51,17-22; Ger 25,15). Il battesimo (o bagno) significa la forza purificatrice della sofferenza. «Certo, lo berrete – preannuncia Gesù – ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali Dio Padre l’ha preparato». Gesù insiste sulla pura gratuità della salvezza, che è tutto dono di Dio; e insiste indirettamente sulla sua natura di Figlio, che è abbandono, obbedienza totale al Padre. Il Padre è un donare totale, il Figlio un ricevere totale.
La domanda ambiziosa di Giacomo e di Giovanni suscita l’indignazione degli altri. Gesù approfitta di questa crisi di gelosia per fare il punto: non si entra nel Regno di Dio come in una società umana per farvi carriera. Nelle società i capi fanno pesare la loro autorità e fanno sentire il loro potere; nella Chiesa invece l’autorità sarà vista come un servizio e non come un prestigio. Non si tratta di brillare, ma di scomparire: ecco il paradosso della Croce.

 

La Parola per me, Oggi

Per aver parte alla gloria, occorre passare attraverso la sofferenza. Per noi cristiani, se c’è una gara è quella del servizio: ci è richiesto non di emergere, ma di scomparire. Il fondamento della vita cristiana è sempre l’umiltà.

 

La Parola si fa Preghiera

Comprendi, Signore, le nostre paure e la voglia di accaparrarci i primi posti anche nel tuo Regno. Aiutaci ad invertire la rotta e a seguirti senza riserve, amandoti al di sopra di tutto e amando il nostro prossimo, sapendo che tu sei vivo e vero in ogni uomo.

Un mese a Maria
Maria di Nazaret, pur completamente abbandonata alla volontà del Signore, fu tutt’altro che donna passivamente remissiva; fu donna che non dubitò di proclamare che Dio è vindice degli umili e degli oppressi e rovescia dai loro troni i potenti del mondo. Maria che «primeggia tra gli umili e i poveri del Signore», fu una donna forte, che conobbe povertà e sofferenza, fuga ed esilio. Maria non fu una madre gelosamente ripiegata sul proprio Figlio divino, ma donna che con la sua azione favorì la fede della comunità apostolica in Cristo (cfr Gv 2,1-12) e la cui funzione materna si dilatò, assumendo sul Calvario dimensioni universali.
Padre nostro, Ave Maria (10 volte), Gloria.

 

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