Messalino di Mercoledì 4 Novembre

Messalino di Mercoledì 4 Novembre

 

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Filippési (2,12-18)

Miei cari, voi che siete stati sempre obbedienti, non solo quando ero presente ma molto più ora che sono lontano, dedicatevi alla vostra salvezza con rispetto e timore. È Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo il suo disegno d’amore.
Fate tutto senza mormorare e senza esitare, per essere irreprensibili e puri, figli di Dio innocenti in mezzo a una generazione malvagia e perversa. In mezzo a loro voi risplendete come astri nel mondo, tenendo salda la parola di vita.
Così nel giorno di Cristo io potrò vantarmi di non aver corso invano, né invano aver faticato. Ma, anche se io devo essere versato sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.

* Paolo si augura una obbedienza con “rispetto e timore”. Il contrario di questa obbedienza è la “mormorazione” e la “critica”, vale a dire l’incapacità di riconoscere la volontà di Dio nelle circostanze della vita (Eb 3,7-19).

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 26)
Il Signore è mia luce e mia salvezza.

Il Signore è mia luce e mia salvezza:
di chi avrò timore?
Il Signore è difesa della mia vita:
di chi avrò paura?

Una cosa ho chiesto al Signore,
questa sola io cerco:
abitare nella casa del Signore
tutti i giorni della mia vita,
per contemplare la bellezza del Signore
e ammirare il suo santuario.

Sono certo di contemplare la bontà del Signore
nella terra dei viventi.
Spera nel Signore, sii forte,
si rinsaldi il tuo cuore e spera nel Signore.

 

Canto al Vangelo (1 Pt 4,14)
Alleluia... Beati voi, se venite insultati per il nome di Cristo, perché lo Spirito di Dio riposa su di voi. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (14,25-33)

In quel tempo, una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo.
Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”.
Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace.
Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo».

* Anche i discepoli potrebbero diventare oggetto di condanna, se concepissero e vivessero il loro discepolato con mezze misure, con impegno ridotto, con piccole o grandi infedeltà.

 

Spunti di Riflessione

«Essere mio discepolo»
«Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre...».Non è che non ami, perché c’è il comando di Dio: “Ama il padre e la madre”; ma li amo in una maniera diversa. Il mio grande amore deve essere Dio; in Dio amo splendidamente gli altri.
«Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo». Portare la croce! Croce è la morte: accetta la propria morte, la morte di ogni giorno, la propria sofferenza. Accettare la propria morte è un sì al Padre, come ha fatto Gesù: «Perché il mondo sappia che io amo il Padre».

«...non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi». La nostra vita è una costruzione, costruire la Chiesa, il Regno di Dio, ed è una lotta, una guerra spietata a coltello contro il demonio, contro un altro re, il principe di questo mondo. Mettersi a sedere, riflettere, esaminare… Posso io con possibilità inferiori andare in guerra contro uno che ha delle forze superiori? Quindi non contare sulle proprie forze, sui propri mezzi. «Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi», cioè non mette fiducia in se stesso, solo in Dio: ecco la povertà di spirito. Non contare su se stessi, essere umilissimi, tutto abbandono, filialità. Non mettere sicurezze in se stessi, essere insicuri di sé, sicuri di Dio; cioè fede, povertà, umiltà che porta alla fede. «Dio si dà a tutti, ma non si dà totalmente se non a chi si dà totalmente a Lui» (S. Teresa).

 

La Parola per me, Oggi

Facciamo un esame. Noi abbiamo questo amore totale, questo distacco dalle creature, anche le più care, per amarle in un’altra maniera, amarle in Dio? Secondo: Noi accettiamo con un sì al Signore la nostra morte di ogni giorno dalle mani della Mamma? La accettiamo, come l’ha accettata Lei, la croce di ogni giorno per seguire Gesù? Terzo: Mettiamo la fiducia in Dio o nei nostri mezzi, nelle nostre possibilità? Ma ci pensiamo che stiamo lottando contro il principe di questo mondo?

 

La Parola si fa Preghiera

Signore, ti ringrazio perché proprio la mia povertà e inadeguatezza è l’unico mio titolo sicuro per seguirti nel tuo cammino di Figlio, la cui forza è la fiducia nel Padre.

 

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