Messalino di Sabato 13 Novembre

Messalino di Sabato 13 Novembre

 

Dal libro della Sapienza (18,14-16; 19,6-9)

Mentre un profondo silenzio avvolgeva tutte le cose,
e la notte era a metà del suo rapido corso,
la tua parola onnipotente dal cielo, dal tuo trono regale,
guerriero implacabile, si lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando, come spada affilata, il tuo decreto irrevocabile
e, fermatasi, riempì tutto di morte;
toccava il cielo e aveva i piedi sulla terra.
Tutto il creato fu modellato di nuovo
nella propria natura come prima,
obbedendo ai tuoi comandi,
perché i tuoi figli fossero preservati sani e salvi.
Si vide la nube coprire d’ombra l’accampamento,
terra asciutta emergere dove prima c’era acqua:
il Mar Rosso divenne una strada senza ostacoli
e flutti violenti una pianura piena d’erba;
coloro che la tua mano proteggeva
passarono con tutto il popolo,
contemplando meravigliosi prodigi.
Furono condotti al pascolo come cavalli
e saltellarono come agnelli esultanti,
celebrando te, Signore, che li avevi liberati.

* Si rievoca la grande notte in cui Dio liberò il suo popolo dalla schiavitù dell’Egitto (cfr 18,5-19). Notte di salvezza, essa fu la più drammatica di tutta la storia d’Israele, ed anche di tutta la storia cristiana perché preludio alla vittoria definitiva di Cristo su ogni “notte”.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 104)
Ricordate le meraviglie che il Signore ha compiuto.

A lui cantate, a lui inneggiate,
meditate tutte le sue meraviglie.
Gloriatevi del suo santo nome:
gioisca il cuore di chi cerca il Signore.

Colpì ogni primogenito nella loro terra,
la primizia di ogni loro vigore.
Allora li fece uscire con argento e oro;
nelle tribù nessuno vacillava.

Così si è ricordato della sua parola santa,
data ad Abramo suo servo.
Ha fatto uscire il suo popolo con esultanza,
i suoi eletti con canti di gioia.

 

Canto al Vangelo (cfr 2 Ts 2,14)
Alleluia, alleluia. Dio ci ha chiamati mediante il Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (18,1-8)

In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.
Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”».
E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

* È necessario strappare a Dio con una preghiera instancabile e perseverante l’adempimento di questa che è la più grande delle sue promesse: il definitivo avvento del regno di Dio.

 

Spunti di Riflessione

Venga il tuo Regno
Il Padre nostro ci fa invocare: Venga il tuo Regno. Luca introduce la parabola sulla preghiera degli eletti annunciando il «giorno del Figlio dell’uomo» (17,22). La preghiera continua, dunque, da ripetere senza mai stancarsi potrebbe essere proprio questa: Venga presto il tuo Regno, Signore Gesù! La parabola raccontata da Gesù riveste un’efficacia a fortiori, nel senso che Dio ha ben altra giustizia e bontà nell’esaudire i suoi, da quella del giudice.
Al cap. 6 dell’Apocalisse si ritrova questo grido nei martiri-testimoni. Ad essi è richiesto di «pazientare finché non sia completato il numero dei compagni di servizio, dei fratelli che come loro devono essere uccisi» (v. 11). Dio esaudisce il grido della preghiera per l’avvento del suo Regno, ma l’esaudisce come misericordia, aumentando tutte le possibilità di perdono e diminuendo al massimo, cioè ritardando, gli interventi della sua giustizia. A ciò serve la preghiera incessante degli eletti. Guai se mancasse! Attraverso la preghiera e la sofferenza degli eletti (l’attesa è forse la sofferenza più intima), Dio fa giustizia, cioè riversa nel mondo tutta la sua misericordiosa tenerezza. Non c’è preghiera senza risposta.

 

La Parola per me, Oggi

Si può pregare sempre, perché la preghiera non si sovrappone a nessuna azione. Le illumina tutte e le indirizza al loro fine. Il cuore può e deve essere sempre intento in Dio e presente a lui, perché è fatto per lui.

 

 

La Parola si fa Preghiera

La nostra preghiera, Signore, è spesso una lotta. Facci comprendere come questo corpo a corpo con te è la fede che tu desideri: ci unisce a te proprio nel nostro bisogno.

 

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