Messalino di Sabato 19 Febbraio

Messalino di Sabato 19 Febbraio

 

Dalla lettera di san Giacomo apostolo (3,1-10)

Fratelli miei, non siate in molti a fare da maestri, sapendo che riceveremo un giudizio più severo: tutti infatti pecchiamo in molte cose.
Se uno non pecca nel parlare, costui è un uomo perfetto, capace di tenere a freno anche tutto il corpo. Se mettiamo il morso in bocca ai cavalli perché ci obbediscano, possiamo dirigere anche tutto il loro corpo. Ecco, anche le navi, benché siano così grandi e spinte da venti gagliardi, con un piccolissimo timone vengono guidate là dove vuole il pilota.
Così anche la lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose. Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta ! Anche la lingua è un fuoco, il mondo del male! La lingua è inserita nelle nostre membra, contagia tutto il corpo e incendia tutta la nostra vita, traendo la sua fiamma dalla Geenna.
Infatti ogni sorta di bestie e di uccelli, di rettili e di esseri marini sono domati e sono stati domati dall’uomo, ma la lingua nessuno la può domare: è un male ribelle, è piena di veleno mortale. Con essa benediciamo il Signore e Padre e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dio. Dalla stessa bocca escono benedizione e maledizione. Non dev’essere così, fratelli miei!

* Attraverso alcune immagini che danno particolare forza al suo insegnamento, Giacomo ricorda la potenza della parola e il pericolo di usarla male. Per parlare sempre con saggezza bisognerebbe essere perfetti. Siamo dunque «lenti a parlare» (1,19), e soprattutto non dimentichiamo mai che gli uomini a cui ci rivolgiamo sono fatti a somiglianza di Dio, Padre di tutti noi.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 11)
Tu, o Signore, ci proteggerai per sempre.

Salvami, Signore! Non c’è più un uomo giusto;
sono scomparsi i  fedeli tra i figli dell’uomo.
Si dicono menzogne l’uno all’altro,
labbra bugiarde parlano con cuore doppio.

Recida il Signore le labbra adulatrici,
la lingua che vanta imprese grandiose,
quanti dicono: «Con la nostra lingua siamo forti,
le nostre labbra sono con noi:
chi sarà nostro padrone?».

Le parole del Signore sono parole pure,
argento separato dalle scorie nel crogiuolo,
raffinato sette volte.
Tu, o Signore, le manterrai,
ci proteggerai da questa gente, per sempre.

 

Canto al Vangelo (cf Mc 9,7)
Alleluia, alleluia. Si aprirono i cieli e si udì la voce del Padre: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». Alleluia.

Dal Vangelo secondo Marco (9,2-13)

In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse su un alto monte, in disparte, loro soli. Fu trasfigurato davanti a loro e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla terra potrebbe renderle così bianche. E apparve loro Elìa con Mosè e conversavano con Gesù.
Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Rabbì, è bello per noi essere qui; facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Non sapeva infatti che cosa dire, perché erano spaventati.
Venne una nube che li coprì con la sua ombra e dalla nube uscì una voce: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!».
E improvvisamente, guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo, con loro.
Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare ad alcuno ciò che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell’uomo fosse risorto dai morti. Ed essi tennero fra loro la cosa, chiedendosi che cosa volesse dire risorgere dai morti.
E lo interrogavano: «Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?». Egli rispose loro: «Sì, prima viene Elìa e ristabilisce ogni cosa; ma, come sta scritto del Figlio dell’uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato. Io però vi dico che Elìa è già venuto e gli hanno fatto quello che hanno voluto, come sta scritto di lui».

* La montagna di cui si parla generalmente è identificata con il monte Tabo. Diventa un nuovo Sinai, luogo di una gloriosa manifestazione della divinità di Gesù. Questa teofania è un anticipo, nel tempo, della sua glorificazione. Gesù appare trasfigurato, con le vesti splendenti e ordina ai tre Apostoli testimoni di tacere finché non sarà risorto: è il segreto messianico!

 

Spunti di Riflessione

La “verifica” della trasfigurazione
I discepoli hanno capito che Gesù è il Messia e che la sua strada conduce alla croce; ma non riescono a capire che la croce nasconde la gloria. hanno bisogno di una esperienza, sia pure fugace e provvisoria: hanno bisogno che il velo si sollevi. È questo il significato della Trasfigurazione: è una “verifica”, Dio concede ai discepoli, per un istante, di contemplare la gloria del Figlio. In altre parole la Trasfigurazione è come uno di quei momenti che a volte incontriamo nel viaggio della fede, momenti gioiosi nella fatica cristiana. Momenti che bisogna saper scorgere.
Quando si portava la S. Comunione a S. Giuseppe da Copertino, che durante la sua ultima malattia non poteva più celebrare i divini misteri, egli avvampava improvvisamente in volto e mettendosi ginocchioni sul letto esclamava in un felice ritornello: Ecco la gioia! Ecco la gioia viene!

 

La Parola per me, Oggi

«Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!». La voce del Padre non potrebbe essere più esplicita e autorevole nel rivelarci che Gesù è il Figlio di Dio, Colui che vale la pena, in assoluto, di ascoltare. Ecco è su questo ascolto della sua Parola che la vita acquista stabilità, spessore e orientamento sicuro. E’ a questo ascolto che siamo chiamati ad abbandonarci come a un’ancora sicura. La fede nasce da questo ascolto.

 

La Parola si fa Preghiera

«È bello per noi stare qui, Signore!». È bello contemplarti sul monte, ogni giorno, fedeli all’incontro con Te. Aiutaci a non rinunciare mai a questo tempo di intimità profonda, a non rimandarlo, a non sminuire nell’affanno il desiderio di stare con Te, nella quiete del cuore.

 

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