Messalino di Sabato 7 Agosto

Messalino di Sabato 7 Agosto

 

Dal libro del Deuteronomio (6,4-13)

In quei giorni, Mosè parlò al popolo dicendo: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.
Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.
Quando il Signore tuo Dio ti avrà fatto entrare nel paese che ai tuoi padri Abramo, Isacco e Giacobbe aveva giurato di darti; quando ti avrà condotto alle città grandi e belle che tu non hai edificate, alle case piene di ogni bene che tu non hai riempite, alle cisterne scavate ma non da te, alle vigne e agli oliveti che tu non hai piantati, quando avrai mangiato e ti sarai saziato, guardati dal dimenticare il Signore, che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile.
Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il suo nome».

* Questa preghiera ebraica della «Shemà, Israel» conserva i caratteri essenziali della fede degli Ebrei: la professione di un Dio unico (v. 4), il compendio di tutta la Legge nell’amore (v. 5), infine il ricordo dell’Alleanza (vv. 10-12).

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 17)
Ti amo, Signore, mia forza.

Signore, mia roccia, mia fortezza, mio liberatore;
mio Dio, mia rupe, in cui trovo riparo;
mio scudo e baluardo, mia potente salvezza.

Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.
Il Signore fu il mio sostegno;
mi portò al largo,
mi liberò perché mi vuoi bene.

Viva il Signore e benedetta la mia rupe,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Per questo, Signore, ti loderò tra i popoli
e canterò inni di gioia al tuo nome.

 

Canto al Vangelo (cfr Mt 21,21-22)
Alleluia, alleluia. Se avrete fede e non dubiterete, dice il Signore, tutto quello che chiederete nella preghiera vi sarà dato. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Matteo (17,14-20)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù un uomo che, gettatosi in ginocchio, gli disse: «Signore, abbi pietà di mio figlio. Egli è epilettico e soffre molto; cade spesso nel fuoco e spesso anche nell’acqua; l’ho già portato dai tuoi discepoli, ma non hanno potuto guarirlo».
E Gesù rispose: «O generazione incredula e perversa! Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi? Portatemelo qui». E Gesù gli parlò minacciosamente, e il demonio uscì da lui e da quel momento il ragazzo fu guarito.
Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché noi non abbiamo potuto scacciarlo?». Ed egli rispose: «Per la vostra poca fede. In verità vi dico: se avrete fede pari a un granellino di senapa, potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si sposterà, e niente vi sarà impossibile».

* Il punto focale in cui si concentra tutto il significato teologico del racconto non sta nella guarigione del ragazzo indemoniato (lunatico), ma nel tema fede-incredulità, che viene esposto attraverso un crudo contrasto.

 

Spunti di Riflessione

Questione di fede
All’impotenza degli apostoli, che «non hanno potuto» (Mc 9,18) scacciare il demonio, viene contrapposta la divina potenza di Cristo. È veramente impressionante che gli apostoli non abbiano coscienza della loro poca fede: «Perché noi non l’abbiamo potuto scacciarlo?», tanto che Cristo è costretto ad aprir loro gli occhi. «Per la vostra poca fede».
La risposta di Gesù alla preghiera di quell’uomo impressiona fortemente. Egli prorompe in un’esclamazione di dolore: «Fino a quando starò con voi? Fino a quando dovrò sopportarvi?». La passione del Messia era iniziata già da lungo tempo, senza che gli uomini, nemmeno i discepoli, se ne fossero accorti. Dolori superiori alla nostra capacità di sentire e d’immaginare. Non sofferenze fisiche e nemmeno delusioni umane, che pure straziano tanto dolorosamente l’anima; bensì il dover sopportare l’incredulità, l’esperienza dell’infruttuosità, della sterilità del campo, dell’inanità del lavoro. «Nei giorni della sua carne» Gesù aprì la sua anima «con grandi grida e con lacrime» (Eb 5,7). Non è solo la morte che sconvolge la sua anima, ma, già molto prima, l’incredulità. Finora Gesù aveva aperto la sua anima soltanto a Dio, nel silenzio della notte, nella solitudine sul monte. Qui il dolore e il lamento prorompono dal suo cuore in tutta pubblicità.

 

La Parola per me, Oggi

Nelle situazioni più difficili, voglio affidarmi completamente a Gesù, invocando il suo aiuto con fede salda.

 

La Parola si fa Preghiera

Signore, risveglia la tua potenza e vieni a salvarci. Vieni, Signore a insegnarci e porta la luce nell’oscurità delle nostre anime.

 

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