Messalino di Venerdì 13 Novembre

Messalino di Venerdì 13 Novembre

 

Dalla seconda lettera di san Giovanni apostolo (1a.3-9)

Io, il Presbìtero, alla Signora eletta da Dio e ai suoi figli, che amo nella verità: grazia, misericordia e pace saranno con noi da parte di Dio Padre e da parte di Gesù Cristo, Figlio del Padre, nella verità e nell’amore. Mi sono molto rallegrato di aver trovato alcuni tuoi figli che camminano nella verità, secondo il comandamento che abbiamo ricevuto dal Padre.
E ora prego te, o Signora, non per darti un comandamento nuovo, ma quello che abbiamo avuto da principio: che ci amiamo gli uni gli altri. Questo è l’amore: camminare secondo i suoi comandamenti. Il comandamento che avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore.
Sono apparsi infatti nel mondo molti seduttori, che non riconoscono Gesù venuto nella carne. Ecco il seduttore e l’anticristo! Fate attenzione a voi stessi per non rovinare quello che abbiamo costruito e per ricevere una ricompensa piena. Chi va oltre e non rimane nella dottrina del Cristo, non possiede Dio. Chi invece rimane nella dottrina, possiede il Padre e il Figlio.

* Conoscere Gesù significa avere un’unione più stretta con Cristo e con Dio. Per Giovanni Gesù si trova in una tale unione con Dio, che la comunione con Lui è nello stesso tempo comunione con Dio. Come si entra in comunione con Dio? Osservando i suoi comandamenti.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 118)
Beato chi cammina nella legge del Signore.

Beato chi è integro nella sua via
e cammina nella legge del Signore.
Beato chi custodisce i suoi insegnamenti
e lo cerca con tutto il cuore.

Con tutto il mio cuore ti cerco:
non lasciarmi deviare dai tuoi comandi.
Ripongo nel cuore la tua promessa
per non peccare contro di te.

Sii benevolo con il tuo servo e avrò vita,
osserverò la tua parola.
Aprimi gli occhi perché io consideri
le meraviglie della tua legge.

 

Canto al Vangelo (Lc 21,28)
Alleluia, alleluia. Risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Luca (17,26-37)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come avvenne nei giorni di Noè, così sarà nei giorni del Figlio dell’uomo: mangiavano, bevevano, prendevano moglie, prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca e venne il diluvio e li fece morire tutti.
Come avvenne anche nei giorni di Lot: mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano, costruivano; ma, nel giorno in cui Lot uscì da Sòdoma, piovve fuoco e zolfo dal cielo e li fece morire tutti. Così accadrà nel giorno in cui il Figlio dell’uomo si manifesterà.
In quel giorno, chi si troverà sulla terrazza e avrà lasciato le sue cose in casa, non scenda a prenderle; così, chi si troverà nel campo, non torni indietro. Ricordatevi della moglie di Lot.
Chi cercherà di salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà, la manterrà viva.
Io vi dico: in quella notte, due si troveranno nello stesso letto: l’uno verrà portato via e l’altro lasciato; due donne staranno a macinare nello stesso luogo: l’una verrà portata via e l’altra lasciata».
Allora gli chiesero: «Dove, Signore?». Ed egli disse loro: «Dove sarà il cadavere, lì si raduneranno insieme anche gli avvoltoi».

* La venuta del Figlio dell’uomo è una beatificante promessa (17,22), ma anche una minaccia che deve far trepidare. Egli non si manifesta ancora, e dev’essere aspettato.

 

Spunti di Riflessione

Il Figlio dell’uomo verrà
Il fatto che la Parusia verrà improvvisamente è illustrato con due esempi: Noè e Lot. L’insegnamento è questo: la nostra attenzione non deve cadere su Noè e su Lot come tipi dei credenti, ma piuttosto sui loro contemporanei che vivevano da peccatori, gente dimentica di Dio e solo preoccupata dei beni terreni, e come tali furono sorpresi dal castigo di Dio. È la loro indifferenza alle ultime cose, la loro cecità spirituale, la loro incapacità a cogliere la gravità della situazione che attira l’attenzione di Gesù, dell’evangelista e la nostra. Siamo dunque invitati a vivere sempre in clima di avvento.
Mangiavano, bevevano, si sposavano, costruivano e piantavano, come se vi dovessero dimorare per sempre: eppure tutto è fragile, tutto scricchiola, tutto ha un carattere provvisorio. Il compito più importante è la costruzione dell’arca spirituale della salvezza, cioè della Chiesa di Dio; soltanto in quella si può scampare dalla catastrofe finale.

Nel concludere il mese di maggio a Torino, nella chiesa di S. Massimo (1935), mons. Del Pra dava la ricetta per la serenità cristiana, sostenendo che chi vive in unione con Dio, nutrendosi del Corpo di Cristo e bevendo il suo Sangue prezioso, non ha motivo alcuno per temere la morte improvvisa e anzi ha sempre in sé un pegno del paradiso. Pieno di entusiasmo il predicatore terminò il suo dire gettando per aria la berretta e gridando: «Arrivederci, arrivederci tutti in Paradiso». il giorno dopo fu trovato morto sul suo letto.

 

La Parola per me, Oggi

Che cosa potrà avere consistenza e valore il giorno in cui il Figlio dell’uomo apparirà nella gloria della sua maestà e terrà giudizio su tutti gli uomini? Perfino le cose più indispensabili dovranno essere abbandonate. Ogni cosa perderà il valore che noi le diamo, quando si manifesterà l’unico valore: quello di poterci presentare con coscienza serena davanti a lui (cfr Lc 21,36). L’intera vita del cristiano dev’essere improntata da un tale atteggiamento escatologico.

 

La Parola si fa Preghiera

O mio Dio, che la moltitudine delle preoccupazioni non mi sommerga in quella ganga inutile, che rende il cuore sordo. Che io ti aspetti, trafitto dal desiderio, dando tutta la mia vita, non in modo parziale, ma ardente e totale. Allora ciò che costituisce l’essenziale brillerà come oro passato al setaccio.

 

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