Messalino di Venerdì 23 Aprile

Messalino di Venerdì 23 Aprile

 

Dagli Atti degli Apostoli (9,1-20)

In quei giorni, Sàulo, spirando ancora minacce e stragi contro i discepoli del Signore, si presentò al sommo sacerdote e gli chiese lettere per le sinagoghe di Damàsco, al fine di essere autorizzato a condurre in catene a Gerusalemme tutti quelli che avesse trovato, uomini e donne, appartenenti a questa Via.
E avvenne che, mentre era in viaggio e stava per avvicinarsi a Damàsco, all’improvviso lo avvolse una luce dal cielo e, cadendo a terra, udì una voce che gli diceva: «Sàulo, Sàulo, perché mi perséguiti?». Rispose: «Chi sei, o Signore?». Ed egli: «Io sono Gesù, che tu perséguiti! Ma tu àlzati ed entra nella città e ti sarà detto ciò che devi fare».
Gli uomini che facevano il cammino con lui si erano fermati ammutoliti, sentendo la voce, ma non vedendo nessuno. Sàulo allora si alzò da terra, ma, aperti gli occhi, non vedeva nulla. Così, guidandolo per mano, lo condussero a Damàsco. Per tre giorni rimase cieco e non prese né cibo né bevanda.
C’era a Damàsco un discepolo di nome Ananìa. Il Signore in una visione gli disse: «Ananìa!». Rispose: «Eccomi, Signore!». E il Signore a lui: «Su, va’ nella strada chiamata Diritta e cerca nella casa di Giuda un tale che ha nome Sàulo, di Tarso; ecco, sta pregando, e ha visto in visione un uomo, di nome Ananìa, venire a imporgli le mani perché recuperasse la vista». Rispose Ananìa: «Signore, riguardo a quest’uomo ho udito da molti quanto male ha fatto ai tuoi fedeli a Gerusalemme. Inoltre, qui egli ha l’autorizzazione dei capi dei sacerdoti di arrestare tutti quelli che invocano il tuo nome». Ma il Signore gli disse: «Va’, perché egli è lo strumento che ho scelto per me, affinché porti il mio nome dinanzi alle nazioni, ai re e ai figli d’Israele; e io gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome».
Allora Ananìa andò, entrò nella casa, gli impose le mani e disse: «Sàulo, fratello, mi ha mandato a te il Signore, quel Gesù che ti è apparso sulla strada che percorrevi, perché tu riacquisti la vista e sia colmato di Spirito Santo». E subito gli caddero dagli occhi come delle squame e recuperò la vista. Si alzò e venne battezzato, poi prese cibo e le forze gli ritornarono.
Rimase alcuni giorni insieme ai discepoli che erano a Damàsco, e subito nelle sinagoghe annunciava che Gesù è il Figlio di Dio.

* «Ecco che egli prega». Saulo, senza mangiare e bere, senza poter vedere con gli occhi corporei cosa alcuna è lasciato per tre giorni solo e nell’oscurità perché si tenga preparato a quello che il Signore deciderà di lui. Patire per amore di Cristo farà parte ormai per sempre del compito assegnato al nuovo apostolo.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 116)
Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo.

Genti tutte, lodate il Signore,
popoli tutti, cantate la sua lode.

Perché forte è il suo amore per noi
e la fedeltà del Signore dura per sempre.   

 

Canto al Vangelo (Gv 6,56)
Alleluia, alleluia. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui, dice il Signore. Alleluia.

Dal Vangelo secondo Giovanni (6,52-59)

In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?».
Gesù disse loro: «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me.
Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Gesù disse queste cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. 

* «Disceso dal Cielo»: ecco il tema dell’incarnazione. Il Verbo si è fatto carne: è la prima Kènosi (abbassamento) di Dio. Con la frase «Pane vivo disceso dal cielo» è la Kènosi più profonda, quella eucaristica: è l’oscurità del Tabernacolo.

 

Spunti di Riflessione

Eucaristia - comunione con Dio
Gesù insegna che è indispensabile assimilare il suo corpo e sangue, assimilazione così reale che si effettua con un’azione fisica concreta. San Cirillo d’Alessandria la chiama con molta esattezza unione fisica tra Gesù e l’uomo che riceve l’Eucaristia. Solo così noi possiamo dimorare in lui e lui in noi. Tra noi e Gesù si forma un’unione analoga a quella che esiste tra Gesù e il Padre. Conseguenza: anche noi possiamo possedere, nel Figlio, la Vita che Gesù ha nel Padre.
Ecco l’abbozzo del tema che Gesù riprenderà negli ultimi colloqui con i suoi discepoli, dopo la Cena: la nostra unione con Gesù è una riproduzione in piccolo dell’unione di Gesù con il Padre. La vita di cui parla tanto spesso Gesù è una vita divina, perché è comunione con la stessa vita di Dio e ci inserisce nella Trinità; è una vita-dono, perché ci viene direttamente da Dio. È una vita che ci mette in comunione con il Padre; ci introduce nelle profondità della vita di Dio. L’Eucaristia è già quaggiù il momento privilegiato e la prima realizzazione di questa comunione. «Una sola cosa può salvare e lievitare il mondo: l’ Eucaristia. Occorre riscoprire il Dio misterioso che vive nei nostri Tabernacoli».

Diceva Pascal: «Se Gesù è Dio e ha detto queste parole io non provo difficoltà a credere. L’Eucaristia non mi solleva nessuna difficoltà». Chi lo dice è un genio nel campo scientifico e filosofico, uno dei più grandi geni dell’umanità.

 

La Parola per me, Oggi

Voglio impegnarmi a vivere una intensa comunione con Gesù. Amare significa accogliere l’altro in se stesso, farsi sua casa. Questa è la presenza reale dell’Uno nell’altro, nell’amore reciproco: l’Amato diventa chi lo ama. L’Eucaristia sia oggi davvero il mio pane. Realmente questo cibo ci dà la vita di Gesù!

 

La Parola si fa Preghiera

Dio vivente, che doni la carne del tuo Figlio come nostro cibo e il suo sangue come bevanda, facci vivere fin d’oggi della sua vita, e risuscitaci nell’ultimo giorno per restare sempre con te.

 

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