Messalino di Venerdì 23 Marzo

Messalino di Venerdì 23 Marzo

 

Dal libro del profeta Geremia (20,10-13)

Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all’intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

* Gli amici del profeta dovevano essere coloro che lo avvicinavano in maniera amichevole, mascherando così le vere intenzioni di spiare il suo stato d’animo e poterlo colpire. Geremia esprime un atto di fiducia. Jahvè è con lui e questo è il motivo sicuro della sua vittoria.

 

Salmo Responsoriale (dal Sal 17)
Nell’angoscia t’invoco: salvami, Signore.

Ti amo, Signore, mia forza,
Signore, mia roccia,
mia fortezza, mio liberatore.

Mio Dio, mia rupe, in cui mi rifugio;
mio scudo, mia potente salvezza e mio baluardo.
Invoco il Signore, degno di lode,
e sarò salvato dai miei nemici.

Mi circondavano flutti di morte,
mi travolgevano torrenti infernali;
già mi avvolgevano i lacci degli ínferi,
già mi stringevano agguati mortali.

Nell’angoscia invocai il Signore,
nell’angoscia gridai al mio Dio:
dal suo tempio ascoltò la mia voce,
a lui, ai suoi orecchi, giunse il mio grido.

 

Canto al Vangelo (cf Gv 6,63c.68c)
Lode e onore a te, Signore Gesù! Le tue parole, Signore, sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna. Lode e onore a te...

Dal Vangelo secondo Giovanni (10,31-42)

In quel tempo, i Giudei raccolsero delle pietre per lapidare Gesù. Gesù disse loro: «Vi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre: per quale di esse volete lapidarmi?». Gli risposero i Giudei: «Non ti lapidiamo per un’opera buona, ma per una bestemmia: perché tu, che sei uomo, ti fai Dio».
Disse loro Gesù: «Non è forse scritto nella vostra Legge: “Io ho detto: voi siete dèi”? Ora, se essa ha chiamato dèi coloro ai quali fu rivolta la parola di Dio – e la Scrittura non può essere annullata –, a colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo voi dite: “Tu bestemmi”, perché ho detto: “Sono Figlio di Dio”? Se non compio le opere del Padre mio, non credetemi; ma se le compio, anche se non credete a me, credete alle opere, perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». Allora cercarono nuovamente di catturarlo, ma egli sfuggì dalle loro mani.
Ritornò quindi nuovamente al di là del Giordano, nel luogo dove prima Giovanni battezzava, e qui rimase. Molti andarono da lui e dicevano: «Giovanni non ha compiuto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era vero». E in quel luogo molti credettero in lui.

* I Giudei comprendono bene le parole di Gesù, ma le respingono come una bestemmia e si accingono a lapidarlo. Ma l’ascendente e il fascino della personalità di Gesù devono essere state imponenti, per cui le pietre restarono nelle mani dei Giudei.

 

Spunti di Riflessione

«A te ho affidato la mia causa!»
Geremia soffre a causa dello scacco momentaneo della sua missione. È assetato di amore, ma si trova chiuso in un assedio di solitudine che lo relega in un isolamento tragico. Sa però che Dio dirà l’ultima parola e perciò invita tutti ad inneggiare al Seduttore divino.
Un uomo ridotto all’estremo perde spesso il controllo dei suoi atti; e commette allora lo sbaglio che assicura la sua disfatta. Quale differenza con l’uomo perseguitato, che pone la sua fiducia in Dio!

«Credete alle opere... il Padre è in me, e io nel Padre»
La divinità di Cristo si riconosce dalle opere che solo Dio può fare. Un detto famoso dei Padre della Chiesa afferma: «Dio si è fatto uomo affinché l’uomo diventasse divino». Nel dipingere Cristo, le icone russe usano due colori simbolici: il rosso che dice la divinità, il blu che indica l’umanità. Cristo ha la veste rossa perché è Dio, ma indossa un mantello blu, cioè si addossa, prende su di sé l’umanità. In certe icone sotto di lui c’è Maria: è vestita di blu, perché umana, ma avvolta in un mantello rosso perché è divina, piena di grazia.
La divinizzazione è l’opera più grande, che Cristo continuerà a compiere lungo il migrare dei secoli.

 

La Parola per me, Oggi

In questi ultimi giorni prima della Passione, la Chiesa ci spinge ad attaccarci, con una fede amorosa e piena, a «colui che il Padre ha consacrato e mandato nel mondo».

 

 

La Parola si fa Preghiera

Signore Gesù, tu ti sei dichiarato Figlio dì Dio ed essi ti hanno lanciato delle pietre: comprendevano dunque la forza che tu mettevi in quel titolo. Aiutaci a proclamare con coraggio che tu sei Dio, anche se ciò ci procura ostilità.

 

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